Riflessioni
dal libro dei
Proverbi
a cura di
Andrea Miola
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Introduzione
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| Dio e l’uomo * |
La sapienza * |
Lo stolto * |
Il saggio * |
| La parola * |
L’ira e l’autocontrollo * |
Umiltà e Orgoglio * |
Il regalo * |
| L’amicizia * |
La bontà * |
La lealtà e la doppiezza
* |
La pigrizia * |
| La ricchezza * |
Genitori e figli * |
La donna * |
La retribuzione * |
Introduzione
Nel 1999 ho tenuto presso la chiesa di Cristo di Udine
una serie di lezioni sul libro dei Proverbi. Questo opuscoletto raccoglie
la traccia di tali lezioni, cioè una selezione di versetti, ordinati
secondo alcuni temi fondamentali, e commentati anche alla luce del Nuovo
Testamento.
Visto che si tratta di uno schema o poco più, solo
in alcuni casi ho riportato tali versetti per intero, mentre nella maggioranza
dei casi sono citate solo le "coordinate", cioè il capitolo e il
versetto (nelle citazioni dei Proverbi, per brevità, non ho menzionato
il nome del libro poiché lo do per scontato).
Il libro dei Proverbi
Il nostro termine "proverbi" non traduce propriamente
la corrispondente parola ebraica meshalim (plurale di mashal),
ma deriva dal greco e dal latino (proverbia) ed indica una breve
espressione letteraria, spesso ritmata, non priva di umorismo e di
ironia, con la quale si trasmette il frutto dell’esperienza e della saggezza
di un popolo.
Il termine mashal corrisponde solo in parte
al summenzionato significato di proverbio, poiché ha un significato
più ampio. Esso, infatti, è:
-
un poema, un’opera letteraria
-
un oracolo profetico
-
una satira
-
una parabola
-
un detto popolare
Il mashal, prima della forma letteraria, richiama l’idea
dell’insegnamento, dell’indirizzo di vita, della regola
di condotta. L’argomento degli insegnamenti è per lo più
religioso
e morale.
l libro dei Proverbi è costituito da un titolo,
un prologo e nove raccolte (o collezioni). Tali raccolte sono il frutto
della sapienza dei maestri della corte dei re: da Salomone (1,1 – 961-922
a.C.) ad Ezechia (25,1 – 716-687 a.C.).
Proverbi sono scritti in versi, per la maggior parte distici
e tristici paralleli. Esempi di tipi di parallelismo:
-
Sinonimico: si tratta
di versi che esprimono in modo diverso lo stesso concetto, per esempio:
[1,8] Ascolta, figlio mio, l'istruzione di tuo padre
e non disprezzare l'insegnamento di tua madre.
-
Antitetico: si tratta
di due versi che trattano due soggetti diversi e li mettono in contrasto,
per esempio:
[10.1] Il figlio saggio rende lieto il padre;
il figlio stolto contrista la madre.
-
Sintetico: si tratta
di versi che trattano lo stesso tema e insieme rendono completo il senso
dell’affermazione, per esempio:
[16,18] Prima della rovina viene l'orgoglio
e prima della caduta lo spirito altero.
[22,9] Chi ha l'occhio generoso sarà benedetto,
perché egli dona del suo pane al povero.
Per aiutare la memoria del popolo, i maestri ricorrono spesso
all’assonanza di parole, come accade del resto anche nei proverbi
italiani (per esempio "parenti serpenti", "chi non risica non rosica",
"chi si loda si imbroda").
Inoltre viene rispettata una certa musicalità,
per cui i versi sono accentati secondo una precisa metrica (purtroppo non
è sempre riproducibile nella traduzione, infatti, se si riesce a
rendere la musicalità nella traduzione, si rischia di perdere il
significato del proverbio). Anche in italiano troviamo proverbi "musicali",
per esempio: "Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino".
Parlano spesso per immagini, facendo il paragone
con persone, animali o situazioni di vita vissuta (es. 25,12.14.19.28;
26,17; 27,15-16).
Nei Proverbi sono contenute anche le descrizioni di caratteri
diversi, come il pigro (26,13-16), e l’ubriacone (23,29-35).
I proverbi umani rappresentano la saggezza di un popolo,
ma quelli della Bibbia, oltre a caratterizzare il popolo ebraico e permetterci
di entrare un po’ di più nella sua cultura, sono insegnamenti
ispirati da Dio (2Timoteo 3,16) e quindi sono preziosi per acquistare
la Sapienza (1Re 3,28; 2Cronache 1,7-12; Giacomo 1,5).
Dio
e l’uomo
Il valore più alto dell’esistenza dell’uomo è
Dio e la religione (= rapporto con Dio).
-
Il timore di Dio è l’inizio della sapienza (1,7; 9,10;
Ecclesiaste 12,13). Inoltre temendo Dio si impara anche a conoscere e a
crescere in sapienza (15,33). Infatti si comincia Colossesi temerlo e si
finisce con l’amarlo (cfr. 1Giovanni 4,18-19).
-
Senza Dio le nostre fatiche e la nostra conoscenza sono vane.
Mai confidare troppo in noi stessi e nella nostra intelligenza, dimenticandoci
di Lui (3,5-8; 26,12). Anche se compissimo delle opere umanamente giuste,
queste sarebbero vane senza Dio (Matteo 12,30).
-
Il timore degli uomini, la sottomissione ai potenti, non
porta a niente di buono, ma solo confidando in Dio si ha la certezza di
essere protetti (29,25-26). Per paura degli uomini, si rischia di svendere
la Verità (cfr. Galati 1,10; 4,16).
-
La vita dell’uomo è nelle mani di Dio (16,9). I progetti
degli uomini sono sottoposti all’approvazione di Dio (19,21; Giacomo 4,10-16).
-
Dio investiga i cuori degli uomini e li mette alla prova
(15,11; 17,3; cfr. Apocalisse 2,13).
-
La parola di Dio è preziosa e veritiera: l’uomo non
ha nessuna autorità per aggiungervi o togliervi qualcosa (30,5-6;
cfr. Galati 1,8-9; Apocalisse 22,18-19).
-
Dio si può onorare anche con i beni materiali, rispettando
i comandamenti della Sua legge (3,9; cfr. 1Corinzi 9,11).
-
Dio giudica i giusti e gli ingiusti: benedizioni sono promesse
ai primi, maledizioni per i secondi (3,33-35; 15,9; cfr. Apocalisse 22,14-15).
-
Chi fa la Sua volontà ha le preghiere esaudite, chi
non la fa ha le preghiere impedite (15,8.29; cfr. 1Pietro 3,7).
La
sapienza
"Il timore del Signore è il principio della
conoscenza;
gli stolti disprezzano la sapienza e l'istruzione"
(1,7).
Cos’è? Non si tratta certo della sapienza umana
(1Corinzi 1,17-25 e 2,1-8), bensì di quella che proviene da Dio
(1Corinzi 3,19). C’è un netto contrasto tra le due, sia in termini
di contenuti che di obiettivi.
Non è facile dare una definizione della sapienza
di Dio (3,17-20) perché, essendo Egli l’essere supremo, perfetto
e onnipotente, non ci è possibile percepire appieno tutte le sue
caratteristiche ("Le mie vie non sono le vostre vie..." Is 55,8-9;
cfr. Efesini 3,10).
Ma, dal momento che Dio si è rivelato all’uomo,
ciò che conta è la manifestazione della sua Sapienza,
cheavviene:
-
mediante la creazione (essa parla della sapienza di Dio:
8,27-31; Salmi 19,1-6);
-
mediante la sua Parola (questa ci permette di conoscerlo,
pur non avendolo visto Giovanni 1,18).
Una volta conosciuta la Sapienza di Dio, è necessario
farne tesoro (infatti il solo fatto di conoscerla non giova a nulla!).
Efesini 1,15ss spiega il legame tra la conoscenza di Dio e l’ottenimento
della sua sapienza.
-
Chi impersonifica la sapienza di Dio? Cristo Gesù
(cfr. Colossesi 2,3; 1Corinzi 1,24)!
-
Dove si può dunque trovare la sapienza di Dio?
Nella chiesa (cfr. Efesini 3,10; 1Timoteo 3,15-16)!
Vogliamo conoscere ed ottenere la sapienza di Dio? Convertiamoci
a Cristo ed entriamo a far parte della sua Chiesa!
Nei Proverbi la sapienza viene personificata (8,22ss).
In 1,20ss essa grida per le vie per farsi ascoltare dagli uomini (come
grida? attraverso la manifestazione di Dio nella Natura e per mezzo della
predicazione e della testimonianza da parte dei cristiani Matteo 10,27).
Sono grida che scuotono e riprendono l’uomo che erra per
le sue vie di stoltezza (e le ama). Se l’uomo non presta ascolto alle parole
della Sapienza di Dio, il suo cammino lo porterà dritto alla morte.
I versetti dal 24 in poi sono simili a espressioni usate
da Gesù nella sua predicazione (Luca 13,22-30; Matteo 25,35-36)
Un fatto importantissimo è che l’uomo non deve
stimarsi saggio per meriti propri (3,5-7), ma deve cercare la sapienza
(e il timore) di Dio (26,12; Romani 3,4; Apocalisse 3,17).
Come si ottiene la sapienza?
-
Cercando Dio (2,3-6; 8,17).
-
Con l’esperienza. In generale, la pratica della Parola di
Dio è il mezzo che ci permette di conoscerla più a fondo
e di farne tesoro (cfr. 1Giovanni 3,7; Matteo 7,24: conclude il sermone
sul monte; Luca 8,15: il "buon terreno" nella parabola del seminatore).
"Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù
per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo"
(Efesini
2,10).
"…affinché conosciate per esperienza qual sia
la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio" (Romani 12,2).
-
Chiedendola (Colossesi 1,9-12)
"Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi
a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà
data". (Giacomo 1,5)
I frutti della sapienza
I frutti che si raccolgono grazie alla Sapienza, sono:
-
Vita dell’anima (24,14; 4,10; Ecclesiaste 7,12; Giovanni
20,31)
-
"La sapienza che viene dall'alto invece è anzitutto
pura; poi pacifica mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni
frutti, senza parzialità, senza ipocrisia". (Giacomo 3,13-18)
-
Sicurezza nelle mani di Dio (3,21-26)
-
Umiltà (11,2; 13,10)
-
"Io, la Sapienza, possiedo la prudenza e ho la scienza
e la riflessione. Temere il Signore è odiare il male: io detesto
la superbia, l'arroganza, la cattiva condotta e la bocca perversa. A me
appartiene il consiglio e il buon senso, io sono l'intelligenza, a me appartiene
la potenza" (8,12-14).
-
Arma più potente ed efficace della forza fisica (Ecclesiaste
9,13-18).
Lo
stolto
La definizione di stolto nel vocabolario è chi
dimostra poco senno, pochezza di mente (Zingarelli), ma non è
sufficiente per comprendere la figura che viene tratteggiata nei Proverbi.
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Proverbio
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Lo stolto |
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10,23
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Si diverte a compiere il male |
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12,15
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E’ sempre sicuro della sua condotta |
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10,8; 15,5.12; 13,1; 17,10
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Rifiuta gli insegnamenti e la
riprensione |
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14,16
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E’ presuntuoso e sfida il male |
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12,16; 14,29; 29,11
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Reagisce subito con ira all’offesa |
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12,18; 18,13; 20,19; 29,20;
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E’ precipitoso nel parlare; agisce
con avventatezza |
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6,12-14; 10,18; 16,27-30; 18,6;
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Provoca litigi, divisioni; è
calunniatore, medita il male (ha inoltre un atteggiamento provocatore) |
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12,23;13,7.16; 18,2;
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Cerca di apparire per ciò
che non è (17,12 dice "Meglio incontrare un'orsa privata dei
figli che uno stolto in preda alla follia", dando a intendere che dall’orsa
si sa che cosa aspettarsi). |
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11,12; 14,21
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Disprezza il prossimo |
Chi sono gli stolti? Siamo capaci di individuarli? Consideriamo
che è molto difficile spuntarla con loro (29,9), ma consoliamoci
con il fatto che, prima o poi, si tradiscono (18,7) e che, alla lunga,
il giusto avrà la meglio (6,15;10,25) !
Attenzione, infine, a non cercare sempre e solo lo stolto
al di fuori di noi! Dopo aver esaminato le caratteristiche dello stolto,
ognuno potrà realizzare di avere almeno un pizzico di stoltezza
su cui lavorare!
Il
saggio
Per molti versi è la negazione, l’opposto dello
stolto, ma bisogna sottolineare che il saggio è tale non perché
si limita a non operare come uno stolto, ma perché agisce
in maniera positiva, secondo i comandamenti del Signore. Astenersi
dal male, infatti, è solo il primo passo: bisogna fare
il bene per essere graditi a Dio! In Matteo 12,43-45 Gesù spiega
che non basta che lo spirito immondo (cioè il male) esca
da un uomo: bisogna che quest’ultimo adorni il proprio spirito di cose
buone, altrimenti lo spirito immondo prima o poi ritornerà alla
carica!
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Proverbio
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Il saggio |
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10,23
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Coltiva la sapienza, si diletta
nella legge del Signore (Salmi 112,1) |
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12,16; 14,29; 29,11
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Nasconde l’offesa; è paziente,
si controlla |
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14,16
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Teme il male e ne sta lontano |
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10,8; 12,15; 15,5
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Accetta gli insegnamenti (si mette
in discussione) |
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14,15; 12,15
13,1
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Controlla il proprio cammino,
ascolta il consiglio e la riprensione; è umile |
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15,21
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Cammina diritto |
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17,24
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Ha la sapienza che lo guida |
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10,13
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Ha la sapienza sulle labbra |
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12,18
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Ha parole di conforto |
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15,18; 29,8
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Seda le contese |
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11,12
|
Tace il disprezzo |
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13,14
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Il suo insegnamento è prezioso |
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12,23
|
Nasconde la sua conoscenza, perché
è umile |
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13,20
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Frequenta persone sagge per crescere |

La parola
Riuscire a controllarsi nel parlare, sapere quando parlare,
come e cosa dire, sono obiettivi che ogni cristiano deve porsi. In Giacomo
3,1-12 vi è una calda esortazione a moderare l’uso della lingua;
per brevità riportiamo solo il versetto 2: "Se uno non sbaglia
nel parlare è un uomo perfetto, ed è pure capace di tenere
a freno tutto il corpo".
Perché è così importante parlare
nel modo giusto? Perché quello che diciamo riflette ciò che
siamo noi spiritualmente: le nostre parole sono lo specchio della nostra
realtà interiore! "Razza di vipere, come potete dire cose buone,
voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dall’abbondanza del
cuore" (Gesù in Matteo 12,34).
I Proverbi forniscono insegnamenti importanti in merito
al parlare.
-
18,4 dice che le parole rispecchiano tutto l’essere umano
e quindi vi è una grande responsabilità da parte dell’uomo
nell’uso di esse. La realtà dell’uomo sta nel suo cuore e la parola
la manifesta (Marco 7,17-23).
-
12,14; 18,20-21 Chi sa usare la lingua sarà benedetto.
-
13-3; 18,7 Chi non la sa usare in maniera conveniente andrà
in rovina.
E’ necessario soffermarsi su questi aspetti:
-
Cosa diciamo: 12,17-19
(la verità); 18,8; 25,23; 14,3
-
Come parliamo: 15,1;
12,25; 24,26; 15,28 (dopo avere pensato)
-
Quanto parliamo: 10,19;
21,23; 20,19 (mai troppo)
-
Quando parliamo: 15,23;
25,11 (al momento opportuno)
Ricordiamoci, infine, che saremo giudicati proprio in base
alle nostre parole! "Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli
uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base
alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato".
(Matteo 12,36-37)

L’ira e l’autocontrollo
Come abbiamo visto, la parola è l’espressione
del nostro stato interiore, dei nostri sentimenti. Se non riusciamo a mantenerci
in equilibrio e ci facciamo dominare dai nostri sentimenti, invece che
moderarli, ecco che ci facciamo prendere dall’ira.
I Proverbi danno un’immagine positiva dell’uomo paziente
e mansueto, e un’immagine negativa dell’iracondo; il primo infatti smorza
le liti, mentre il secondo le accende (15,18; 29,22) e ne paga le conseguenze.
L’iracondo va punito, altrimenti non capisce il
suo errore e continua per la sua strada (19,19). Ricordiamo infatti che
con l’ira l’uomo cerca (e spesso ci riesce) di avere ragione in ogni situazione,
anche quando ha torto (come si suol dire "chi grida di più ha la
meglio"). Per questo motivo chi tende a lasciarsi andare, va controllato
e messo al suo posto, perché può essere "contagioso".
(27,3) L’ira dello stolto pesa molto, cioè
è difficile da sopportare.
(22,24-25) Il collerico non è di certo un buon
esempio, e pertanto bisogna evitarlo, per non imparare
ad imitarlo (ma anche perché è una compagnia difficile
da sopportare).
(29,11) "Lo stolto dá sfogo a tutto il suo malanimo,
il saggio alla fine lo sa calmare". Ecco la differenza tra lo stolto
che si lascia andare e il saggio che si sa controllare! (14,17.29)
(17,27-28) Uno spirito calmo è un uomo prudente:
egli ha sangue freddo nelle situazioni in cui il collerico si lascerebbe
trascinare dall’impeto. Egli inoltre è intelligente e sa moderare
le proprie parole: specialmente in certi momenti è importante!
(16,32) Il mansueto sa dominare sé stesso e gode
della massima considerazione; infatti, vale più di un eroe di
guerra!
Nel Nuovo Testamento diverse sono le esortazioni ad
abbandonare l’ira (Giacomo 1,19-20; Colossesi 3,8; Efesini 4,31-32)
e a rivestirsi con uno spirito di mansuetudine, secondo l’esempio
di Cristo (Matteo 11,29; Tito 3,2; Giacomo 3,13.17).
Il messaggio non è che non ci si deve mai arrabbiare
(ricordiamo Gesù quando scaccia i mercanti dal tempio), ma che il
nostro spirito di fondo deve essere mansueto, mite, dolce. In altre
parole, si deve alzare la soglia oltre la quale si perde la pazienza: in
questo caso, se capita di arrabbiarsi, sicuramente quello che si dice sarà
preso in maggiore considerazione.
Umiltà
e Orgoglio
Per iniziare, leggiamo le definizioni dei termini dal
vocabolario.
Umiltà Consapevolezza
dei propri limiti, che fa sì che non ci si inorgoglisca per le proprie
qualità, virtù, meriti o successi e non si cerchi fama e
ricchezza.
Orgoglio Esagerata
valutazione dei propri meriti e qualità, per cui ci si considera
superiori agli altri in tutto e per tutto.
-
(15,33) La strada della gloria passa attraverso l’umiltà
(sottomissione, ubbidienza a Dio).
-
(22,4) I frutti dell’umiltà sono: timore di
Dio, ricchezza, gloria, vita (sapienza, cfr. 11,2).
-
(3,7) Mai stimarsi saggi da sé stessi (Romani
12,16; Galati 6,1-5).
-
(30,1-3) Bisogna imparare a stimarsi gli ultimi (1Corinzi
15,9; Efesini 3,8) e non avere un’eccessiva considerazione di sé
stessi perché l’uomo è niente di fronte al Signore. Bisogna
imparare ad avere degli altri una considerazione al di sopra della propria:
se il Signore non ci avesse considerato da più di sé stesso…
cosa ne sarebbe stato di noi?
"… ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri
gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma
anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono
in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò
un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso
in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla
morte e alla morte di croce". (Filippesi 2,3-8)
-
(16,5) Dio detesta l’uomo orgoglioso e superbo
perché
sa che non vuole accettare la Sua volontà (3,34; Giacomo 4,6-7)
-
(13,10) L’orgoglio è fonte di contese. L’orgoglioso,
infatti, rifiuta di lasciarsi consigliare (e quindi di ragionare saggiamente)
e così suscita i contrasti; il saggio, invece, ascolta il giudizio
degli altri, specialmente dei saggi, e quindi non causa le contese.
-
(29,23) L’orgoglio prima o poi fa cadere l’uomo.
Il
regalo
I Proverbi non trattano tutti i tipi di regali che si
possono fare, ma operano una distinzione fra i regali leciti e illeciti.
Regali leciti
-
Per ottenere favori, successo e renderci amico qualcuno (17,8;
18,16)
-
Per placare l’ira di qualcuno che abbiamo offeso. E’ un’umile
compensazione (21,14), anche se ci sono casi in cui il male fatto non sarà
compensato da alcun regalo (6,35).
Regali illeciti
-
Per corrompere, deviando il corso della giustizia (17,23;
Deuteronomio 16,19; 27,25; Es 23,8)
-
Se chi li riceve è avido di guadagno e quindi desidera
accrescere i propri beni (15,27). Pertanto è meglio chi odia i regali.
Si possono fare i regali?
Abbiamo gli esempi biblici (1 Re 10,2) per sostenere che
il regalo è lecito se fatto per fini buoni, accettati da Dio.
Siamo liberi di comportarci come vogliamo in questo
ambito. Dove la Bibbia tace non abbiamo il diritto di mettere noi
delle regole, pertanto non possiamo giustificare con la Bibbia il fatto
che riteniamo giusto fare e accettare i regali oppure no.
Ricordiamoci che il dono è qualcosa che viene
dal cuore e, come tale, è un gesto spontaneo (chi lo
riceve ha piacere che sia spontaneo e non "forzato") e disinteressato
(quindi non si deve sperare di avere il contraccambio).
Quali sono le occasioni per fare regali?
Compleanni, matrimoni (usanza tipica anche degli Ebrei),
anniversari, diplomi, lauree, nascita di bimbi (cfr. Matteo 2,11), ma anche…
nessuna
ricorrenza! In quest’ultimo caso, di solito, il regalo è più
gradito, perché totalmente inaspettato.
L’amicizia
L’uomo e gli altri
-
L’uomo è un essere sociale, pertanto non può
vivere da solo. C’è chi si apparta per il proprio appagamento e
perché non ama la compagnia (è un asociale) ed è degno
di rimprovero perché tale atteggiamento è contrario alla
sapienza (18,1).
-
Il rapporto umano è fondamentale nella nostra esistenza,
perché ci permette di conoscerci, misurarci, perfezionarci. Tutto
questo in relazione agli altri nostri simili (27,17)
-
Oltre all’aggregazione famigliare (Gn 2,18) che dà
origine alla relazione di parentela, molto importante è l’amicizia,
legame profondo che può essere instaurato in vari contesti sociali
(per esempio la scuola, il lavoro, gli hobby, la chiesa).
Le doti dell’amico
-
(17,17) L’amico ama sempre, nella sorte favorevole come nell’avversità.
Ama più di un fratello di sangue, perché non sempre questo
manifesta il giusto trasporto (18,24).
-
(20,6) La fedeltà, dote importante di una vera amicizia,
è rara.
-
(27,9) L’amico dà consigli preziosi, come l’olio e
il profumo (questo perché ci conosce e ci vuole bene).
-
(17,9; 10,12) L’amicizia copre, dimentica gli errori e le
colpe: una volta fatto il necessario chiarimento, l’amico non ritorna sulla
colpa. Si ama e si accetta anche nei difetti l’altra persona (come dovrebbe
avvenire nel matrimonio).
-
(27,5-6) Un amico può fare male quando ci riprende,
ma è fedele e sincero e pertanto tale riprensione nasce dal cuore:
essa è preziosa e ci può aiutare.
Fratelli o amici?
-
Nella chiesa bisogna essere sia l’uno che l’altro! (3Giovanni
15)
-
Nella chiesa l’amicizia non è scontata, ma va costruita
a fatica Colossesi tempo. Anche tra fratelli dobbiamo imparare ad essere
amici; in questo modo possiamo imparare a coprire le colpe, ovvero a perdonare
di cuore e incoraggiarci gli uni gli altri (1Pietro 4,8).
La
bontà
E’ una qualità fondamentale per l’uomo di
Dio (19,22a) e va di pari passo con la giustizia (21,21).
L’insegnamento dei Proverbi, e della Bibbia in generale,
è che l’uomo raccoglie il frutto di ciò che ha seminato (11,18;
22,8-9; Osea 8,7). Se desideriamo che gli altri siano buoni con noi, dobbiamo
prima cercare di esserlo con loro (Gesù dice: "Tutto quanto volete
che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti
è la Legge ed i Profeti" Matteo 7,12).
Il primo a beneficiare della propria bontà è
l’uomo
stesso che la manifesta, perché viene benedetto da Dio
(11,17; 12,2).
L’uomo buono
-
non trama il male contro il prossimo (3,29; 14,22);
capita a volte di fare il male più o meno consapevolmente, ma quando
ci si rende conto di averlo fatto, se siamo buoni, cerchiamo di riconciliarci
con chi abbiamo ferito;
-
non invidia gli altri né per ciò che
sono, né per ciò che possiedono (14,30);
-
dà a chi gli chiede, secondo le proprie possibilità
(3,27-28);
-
è misericordioso, sia spiritualmente che materialmente,
verso chi ha bisogno (14,21-22; 28,27); per questo motivo è benedetto
da Dio.
Il premio della bontà
-
Il cristiano sa che non si salva per opere, bensì
per fede e per la grazia ottenuta in Cristo, ma sa anche che la nuova
vita necessita di opere (Giacomo 2,14-26) e che molte di queste
derivano dalla bontà! Essa è infatti uno dei frutti dello
Spirito (Galati 5,22; Efesini 5,9-10). Seminare secondo lo Spirito vuol
dire percorrere la strada della vita eterna (Galati 6,7-10): non si può
quindi essere cristiani, aspirare alla vita eterna e non aspirare
a diventare buoni.
Come si diventa buoni?
-
Facciamo attenzione che il fare una buona azione non
implica necessariamente essere buoni, perché l’uomo (strano ma vero)
è capace di peccare anche facendo il bene (Ecclesiaste 7,20)!
Questo avviene quando, a fronte di una azione di bontà, c’è
un secondo fine, oppure un sentimento di orgoglio, invidia, superbia.
-
Buoni si diventa imparando ad amare (1Corinzi 13,4-7);
in queso modo le nostre buone azioni saranno sempre dettate dal cuore
e
non dal desiderio di farci vedere dagli uomini o dalla speranza di averne
un tornaconto (Matteo 6,1-6).
Un aspetto che riguarda la bontà è quello di
non
rendere male per male e di non godere delle disgrazie altrui, in particolare
di colui che, dopo averci fatto del male, si trova in difficoltà.
Il concetto di amare e rispettare i propri nemici non è facile da
applicare, ma è presente sia nei Proverbi, che nell’insegnamento
di Cristo e degli apostoli. La strada verso la perfezione nella bontà,
passa attraverso l’applicazione di quattro comandamenti di intensità
spirituale crescente, come i gradini di una scala:
-
innanzitutto non bisogna rendere male a chi ci fa il bene
(17,13); si tratterebbe infatti di un vero e proprio tradimento, dal momento
che chi usa benignità verso di noi, ha un atteggiamento positivo
e una buona disposizione d’animo con noi. Può essere che il bene
da certe persone non lo vogliamo (magari potremmo essere noi i cattivi
di cui si parlerà tra poco), ma non per questo siamo autorizzati
a replicare malamente a un gesto benevolo (Salmi 109,1-5)!
-
Secondo gradino della scala è quello di non godere
del male altrui, specie quando gli altri sono i nostri nemici (24,17-18).
E’ vero, a volte siamo stati feriti ingiustamente da persone che riconosciamo
essere malvagie e il vedere che queste stanno pagando le conseguenze del
loro comportamento, ci porta d’istinto a pensare un "ben gli sta" oppure
"lo avevo detto che doveva finire male". Eppure non è questo l’insegnamento
della Bibbia: la sorte, infatti, potrebbe di nuovo cambiare il suo corso
per causa nostra!
-
Cresce il grado di difficoltà: non bisogna rendere
male per male (24,29)! Reagire alle offese è la cosa più
facile, perché è dettata dall’istinto. Confidare nel Signore,
invece, e nella sua giustizia è più difficile, perché
per questo ci vuole fede (20,22). La legge del taglione (Deuteronomio 19,21;
Levitico 24,19-20) è quindi già stata superata con i Proverbi.
Dobbiamo lasciare posto alla giusta retribuzione di Dio e non farci giustizia
da soli (Deuteronomio 32,35) !
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Ultimo passo: fare il bene a chi ci fa il male (25,21-22).
Questo proverbio viene ripreso da Paolo in Romani 12,17-21 per spiegare
che bisogna vincere il male con il bene. Se si fa del bene al nemico, a
colui che ci vuole male, Dio gli manda i carboni della sua ira: egli sarà
punito ("radunerai carboni accesi sul suo capo"). Non è facile:
non stiamo infatti parlando di "buonismo", ovvero di finto bene, quello
che ci fa solamente apparire buoni di fronte agli altri (ma non
davanti a Dio), ma della bontà vera.
Leggiamo in conclusione, un passo dal vangelo di Matteo "Avete
inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma
io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché
siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra
i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno
così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri
fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i
pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro
celeste". (Matteo 5,43ss)
La
lealtà e la doppiezza
(28,6; 19,1) Meglio essere povero ma integro, piuttosto
che ricco, doppio, instabile, e bugiardo. La condizione del povero non
è certo invidiabile, ma quella della persona ingannevole, bugiarda
e doppia, lo è ancor meno; non si sa infatti mai con chi si ha a
che fare: a volte si crede sia un amico perché ci dice cose belle,
ma poi scopriamo di essere traditi alla prima occasione (la sincerità
è infatti una dote irrinunciabile in un’amicizia).
(10,9) La lealtà ci fa camminare sicuri, perché
non abbiamo niente da temere; al contrario, chi vive nell’inganno, prima
o poi si attirerà addosso dei guai e questo non lo fa vivere tranquillo
(28,18).
(6,12-15) Descrizione della persona doppia.
-
E’ un poco di buono, un malvagio.
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Nel suo intimo trama il male, seminando discordia tra gli
uomini (6,19).
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La rovina gli verrà addosso (12,22).
-
(25,14) L’uomo leale mantiene le promesse; infatti
promettere senza mantenere vuol dire generare aspettative e poi deluderle.
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(29,5-6) C’è chi adula per fini di inganno, ma genera
una trappola per sé stesso (26,23ss).
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(27,21) Anche l’uomo lodato viene messo alla prova, sia la
lode ingannevole o veritiera!
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(28,23) Anche nel rimprovero è importante essere sinceri;
mentre all’inizio è preferibile il falso adulatore, alla fine ringrazieremo
colui che sinceramente ci ha ripresi! (27,5-6)
-
Le virtù dell’onestà e della sincerità
sono considerate fondamentali nel Nuovo Testamento. In altre parole il
cristiano deve essere in buona coscienza di fronte a Dio: questo è
il primo grande proposito del battesimo (1Pietro 3,16.21).
-
Inoltre anche l’apostolo Paolo ha detto più volte
di essere in buona coscienza, per poter confermare l’attendibilità
delle sue affermazioni (2Corinzi 1,12; cfr. anche Ebrei 13,18).
La
pigrizia
Un concetto dominante del libro dei Proverbi è
che l’uomo, per vivere, deve lavorare e produrre (12,11; 28,19). Ma questo
lavoro deve essere onesto, frutto della propria fatica e non del male fatto
ad altri (1,10-19).
I Proverbi esaltano la laboriosità e l’uomo industrioso,
quello che si dà da fare, che ha iniziativa: le ricchezze così
guadagnate sono una benedizione.
D’altra parte viene disprezzato il pigro e l’indolente,
perché vorrebbe avere ricchezze ma non fa niente per ottenerle.
Il pigro
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(13,4) Desidera le cose ma non le ottiene (perché
non fa niente per averle!). Tante chiacchiere e pochi fatti (14,23; 12,11;
29,20 leggi "uomo chiacchierone").
-
(15,19) La sua via è piena di rovi e di spine, cioè
di difficoltà che lui stesso si crea per non lavorare (cfr. 22,13).
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(10,26) Non fa male solo a sé stesso, ma è
fastidioso anche per gli altri!
-
(19,15; 20,13; 20,4; 10,4-5) Dorme e… impoverisce!
-
(12,27) Non riesce a procurarsi il cibo (infatti non troverà
la selvaggina durante la caccia e tornerà a casa a mani vuote).
Si veda anche 19,24.
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(12,24) Sarà servo dell’uomo industrioso e solerte.
-
(21,25) Si toglie la vita con le sue mani!
Tre quadretti del pigro: 6,6-11; 24,30-34; 26,13-16.
Si può cogliere in essi anche un po’ di ironia, oltre alle amare
constatazioni delle conseguenze della pigrizia.
Due precisazioni
-
Il problema non è essere senza lavoro, ma non cercarlo
con la dovuta serietà e costanza.
-
L’uomo laborioso viene approvato da Dio, come pure i suoi
guadagni. Se non si è attivi nel suo Regno, però, tutte le
ricchezze ottenute con il lavoro sono vanità; pertanto la solerzia
dell’uomo va sempre e comunque indirizzata verso Dio. Abbiamo detto infatti
all’inizio che bisogna lavorare per vivere e non vivere per lavorare!
A testimonianza che gli uomini di Dio non sono dei "contemplativi",
ma che sono inseriti nella società e svolgono le oneste attività
del mondo, si legga 2Tessalonicesi 3,6-12, dove Paolo esorta tutti a lavorare
per vivere! Il pigro, poiché si comporta disordinatamente, viene
rimproverato.
La
ricchezza
"Il ricco e il povero hanno questo in comune:
l’Eterno li ha fatti entrambi" (22,2).
Nei tempi antichi era molto più accentuata la differenza
tra ricchi e poveri, mentre il cosiddetto "benessere" dell’odierna società
occidentale ha prodotto un livellamento verso l’alto dello stato sociale.
Pertanto non sentiamoci troppo lontani dalla figura del ricco nella Bibbia
e cerchiamo le giuste applicazioni degli insegnamenti biblici per la nostra
vita.
-
La ricchezza è indubbiamente una condizione favorevole
dell’esistenza dell’uomo, in altre parole è una benedizione (10,15;
18,11; 12,9; 14,20)
-
Va acquistata onestamente (10,16; 10,2; 16,8; 13,11)
-
Non deve arrivare in fretta, perché altrimenti potrebbe
significare che è frutto di illeciti guadagni (28,20.22;)
-
Una volta ottenuta, bisogna saperla conservare (21,20)
-
E’ fonte di tentazioni, pertanto:
-
mai confidare troppo nella ricchezza (11,28; 30,7-9);
-
mai attaccarcisi troppo, al punto da diventare avari (13,7;
11,24-25); ricordiamo inoltre che "l’amore per il danaro è la radice
di tutti i mali" (cfr. 1Timoteo 6,6-11);
-
attenzione a non insuperbire (18,23)
-
Ci sono cose che valgono molto di più della ricchezza:
-
il timor di Dio in pace (15,16-17; 17,1);
-
l’integrità e l’onestà (28,6);
-
una buona reputazione (22,1)
-
la giustizia (11,4); con la ricchezza non si può comprare
la salvezza!
La virtù del ricco è quella di avere il
giusto rapporto con i beni materiali, disponendone con intelligenza,
con un certo distacco e con la consapevolezza che dopo questa vita
non ci saranno più (23,4-5). La ricchezza, dunque, va usata bene,
sapendo che con essa si può aiutare chi è nel bisogno e contribuire
alla giusta causa del Regno di Dio (1Timoteo 6,17-19).
I valori spirituali, invece, sono quelli che ci
accompagneranno per l’eternità (1Pietro 1,24-25; 1Giovanni 2,17)
e quindi vanno perseguiti e custoditi. Essi costituiscono un’altra ricchezza,
più nobile, che non brama i beni materiali, ma li usa come strumento
per operare la giustizia di Dio.
Genitori
e figli
I Proverbi che parlano del rapporto tra genitori e figli
non sono come i consigli del sociologo o dello psicologo, ma costituiscono
un
prezioso aiuto per chi vuole impostare la vita all’insegna dei comandamenti
di Dio.
Il punto di partenza è che i genitori amano
i propri figli e, nonostante siano limitati e peccatori come tutti
gli uomini, cercano di trasmettere loro i valori morali e spirituali più
importanti per affrontare la vita (Efesini 6,4). Un genitore cristiano
desidera che il proprio figlio capisca prima di tutto l’importanza di
cercare Dio e la Sua giustizia, che abbia una mentalità
aperta, che impari a ragionare e discernere il bene dal
male. Le altre cose che umanamente fanno piacere (laurea, carriera, successo)
sono un dippiù e non bisogna disperarsi se il figlio fallisce
tali obiettivi.
-
Sia secondo la legge di Mosè che secondo il Nuovo
Testamento, ai genitori è dovuto il massimo rispetto e onore
(Esodo 20,12). Ma è importante che siano essi per primi a dare il
buon esempio (Efesini 6,1-4).
-
In virtù di ciò guai al figlio che maledice
e maltratta i genitori (20,20; 30,17; 19,26-27; Esodo 21,15.17).
Anche i figli, come gli uomini, vengono distinti in saggi
e stolti.
-
Suscitano rispettivamente gioia e dolore per i genitori (10,1;
17,25).
-
Il saggio ascolta l’insegnamento dei genitori (23,22-23)
e afferra il messaggio della correzione, lo stolto non ascolta il rimprovero
(13,1). Per questo motivo si esortano i figli ad essere saggi (23,15).
I genitori di figli saggi, gioiscono! (23,24-25).
-
Per diventare saggio, il figlio deve ascoltare i genitori
e non frequentare compagnie che lo portino "fuori rotta" (28,7; 23,20-21).
"Sesso, droga e discoteca" sono gli idoli della nostra società e
farsi attrarre da certe amicizie può essere pericoloso!
-
L’educazione impartita dai genitori può essere
a volte severa, ma è necessario che sia così se si amano
i figli (29,15.17)! 13,24 non significa che si deve per forza picchiare
i figli (altrimenti, alla lettera, dovremmo usare per forza il bastone),
ma che una correzione severa al momento giusto non va risparmiata. E’ una
grossa responsabilità, questa del genitore, ma non è tirandosi
indietro che fa il bene del proprio figlio!
-
Se si riesce ad impartire la giusta educazione ai figli,
vuol dire che si è giusti e i figli saranno benedetti di
conseguenza (20,7).
Si legga, infine, tutto il brano 23,15-35.
La
donna
Il valore della famiglia è molto considerato nei
Proverbi (27,8) e per questo si parla quasi sempre della donna vista come
moglie.
"Una moglie assennata viene dall’Eterno"!(19,14)
-
(11,16) La grazia femminile è valorizzata e
messa in antitesi con la rozzezza e la violenza maschile. Con la benevolenza
una donna ottiene gloria, cioè stima, ammirazione, riconoscimento
e favore dagli uomini.
-
(11,22) Anche alla bellezza femminile è reso
omaggio dai Proverbi, ma questa deve essere accompagnata dalla saggezza,
altrimenti è inutile. La bellezza esteriore è qualcosa che
prima o poi sfiorisce, ma se è arricchita con dei profondi valori
morali e spirituali, ecco che la donna acquista una bellezza duratura.
-
E’ vero che i modelli di donna propostici dai mass-media
puntano sull’aspetto estetico, ma è altrettanto vero che
l’uomo che cerca in una donna solo l’appagamento dei propri sensi (a cominciare
da quello della vista) prima o poi si ritroverà deluso, frustrato
e insoddisfatto con le conseguenze che questo può comportare.
-
L’uomo avveduto, invece, cerca prima di tutto una donna
che abbia a cuore certi valori (Dio, la famiglia, la bontà,
l’onestà, la generosità), con cui costruire assieme qualcosa
di solido; se poi la donna è avvenente, tanto meglio! In questo
modo l’anello d’oro della bellezza ben si adatterà a colei
che sarà la sua sposa!
-
(18,22) Trovare moglie è considerata una benedizione.
Il matrimonio costituisce un impegno e un vincolo notevole e l’uomo stolto
preferisce fuggirlo, credendo così di essere libero (Matteo 19,10).
Poi magari ci finisce dentro perché costretto dagli eventi
(l’età, la necessità) e spesso non riesce a farlo funzionare
perché non ha mai creduto nell’importanza di questo legame. L’uomo
saggio, invece, cerca la donna che diventerà sua moglie, perché
con essa sa di essere benedetto da Dio.
-
(19,14) Naturalmente questa moglie deve essere assennata
(ecco l’orgoglio del marito!), altrimenti … (12,4) il matrimonio diventa
una tortura! La donna, ha infatti quella caratteristica chiamata "femminilità",
che può voler dire apprensività, volubilità, aggressività,
sensibilità, grazia, civetteria... Tutto dipende da come usa questa
sua "dote": può incantare un uomo solo con un sorriso, ma lo può
distruggere con una parola. Ecco quindi che la moglie arrogante, impertinente
e litigiosa diventa terribile da sopportare e impossibile da arginare (19,13;
25,24; 27,15-16).
-
Non vorrei che fosse sfuggita una cosa: se non ci siamo soffermati
sui
difetti degli uomini è solo perché l’argomento di questa
lezione era "la donna". La saggezza infatti non è una qualità
che va ricercata solo nelle mogli, ma anche nei mariti!
L’uomo saggio
apprezza la moglie come dono di Dio e le resta fedele (5,15ss). Inoltre
egli è consapevole che il suo successo nella vita dipende quasi
tutto da lei (31,11.23) e per questo, assieme ai figli, la elogia come
in 31,28-29.
La
retribuzione
Premessa: i beni materiali,
lo stare bene materialmente ed in salute era considerato dalla società
ebraica del Vecchio Testamento una benedizione di Dio, ecco perché
molte delle benedizioni o maledizioni di Dio riguardano anche gli aspetti
materiali dell’esistenza dell’uomo (p.es. la ricchezza 10,15; la malattia,
la disgrazia Giovanni 9,1-2).
Un concetto fondamentale è che, a differenza dell’empio,
il giusto vivrà. Tale benedizione si riferisce sia alla vita terrena
che, soprattutto, alla vita eterna (11,3-6; 10,24-25; 11,19-21; 1Giovanni
2,17)
|
La retribuzione del giusto
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La retribuzione dell’empio
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Benedizione di Dio (3,33b; 10,6)
|
La maledizione (3,33a)
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Felicità (12,21; 13,21)
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L’infelicità (12,21; 13,21)
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I beni, gli onori, il successo (3,16.35; 4,7-9)
|
La mancanza di beni materiali, il disonore, la rovina
(3,35b; 6,12-15; 13,25; 15,6.25; 13,9; 24,19-20)
|
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La realizzazione dei propri desideri (23,17-18; 24,13-14)
|
Desideri insoddisfatti
(10,3.28; 11,7)
|
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Il favore di Dio e degli uomini (8,32-36; 11,10a;
12,2a)
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L’antipatia degli uomini e la condanna di Dio (11,10b;
12,2b)
|
|
L’amicizia di Dio (3,32b)
|
L’odio di Dio (3,32a)
|
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Una posterità onorata e felice (13,22; 20,7)
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L’esaudimento delle preghiere (15,29)
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La lontananza di Dio (15,9.29)
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La protezione di Dio
(2,1-8; 3,21-26)
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La salute (3,4-8)
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La sapienza (4,5-9)
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La sicurezza (1,33; 4,10-13.18; 11,9; 12,21; 29,25)
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L’insicurezza (4,14-19; 28,1)
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Una vita lunga (3,2; 9,10-11; 10,27)
|
La morte prematura (1,32; 10,27; 11,30-31)
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Un ricordo durevole (10,7a)
|
La scomparsa del suo ricordo (10,7b)
|
Ci vuole fede e pazienza nell’attendere la retribuzione
di Dio (23,17-18; 24,19-20), ricordandoci che è sempre a lui che
appartiene la vendetta e non a noi! (Romani 12,19).