Le vostre domande

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In questa rubrica riportiamo le risposte alle domande più frequenti che ci vengono fatte dai nostri amici e conoscenti

Per informazioni o approfondimenti, scrivici!

 Avete una vostra Bibbia?

  I "pastori" pentecostali e la chiesa del Nuovo Testamento

 Il perdono di Gesù sulla croce

Il canone della Bibbia

 Siete come i testimoni di Geova (?)

Guarite i malati, liberate gli oppressi

img/pallino.gifL'Astrologia

img/pallino.gifMaghi e cartomanti

img/pallino.gifI "miracoli" di oggi

img/pallino.gifIl celibato dei preti

img/pallino.gifEsistenza di Satana

img/pallino.gifMadonna di Medjugorje

img/pallino.gifIl nome "Geova"

img/pallino.gifPerché la polemica?

img/pallino.gifL'otto per mille

img/pallino.gifIl Battesimo da adulti

img/pallino.gifE i "negretti"?

img/pallino.gifEsiste il Purgatorio?

img/pallino.gifEsiste l'anima?

"Cos'è il bene e cos'è il male?"

Spogliarsi di tutti i beni?

"Opere più grandi" di quelle di Gesù?"

Ateismo, vuota religiosità, ... e cristianesimo

Satana e le tentazioni

Chi partecipa alla Cena del Signore?

 

 

D.: Ho letto nella rubrica dedicata ai “luoghi comuni” che il perdono cristiano implica il pentimento di chi ha peccato. Come mai, però, sulla croce Gesù chiede al Padre di perdonare tutti coloro che lo martoriavano, insultavano e lo prendevano in giro, senza che si fossero ravveduti della loro malvagità? (A.D. – Udine)

R.: E’ vero, sulla croce Gesù domandò: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Luca 23:34). Detto questo, però, dobbiamo domandarci come il Padre abbia risposto a questa invocazione di Gesù, il quale domandava pietà e possibilità di salvezza per coloro che stavano commettendo atti immensamente più gravi di quanto potessero sospettare, angariando il Figlio di Dio. Alla preghiera di Gesù, infatti, non è seguito il perdono immediato e automatico del Padre nei confronti dei destinatari della supplica. La Sacra Scrittura va sempre letta nella sua interezza: se facciamo questo, notiamo che, una volta risorto, Gesù ha dato l’incarico i suoi discepoli di attendere la discesa dello Spirito Santo a Gerusalemme per iniziare a predicare a tutti «ravvedimento e perdono dei peccati» (Luca 24:47-49). Leggendo poi il libro degli Atti degli Apostoli (che è scritto dall’evangelista Luca e fa da seguito al suo Vangelo), nel capitolo due ci viene riportato l’evento della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, evento al quale segue il primo annuncio pubblico della risurrezione di Cristo e delle conseguenze che da questa dobbiamo trarre. Pietro, a nome degli Apostoli, con un lungo discorso (Atti degli Apostoli 2:14ss.), spiega ai presenti la loro responsabilità nei confronti di Gesù: «Vi fu dato nelle mani e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste» (Atti degli Apostoli 2:23); detto questo, chiarisce anche come fosse necessario che si adempissero le profezie dell’Antico Testamento nella persona e nell’opera di Gesù, crocifisso, risuscitato e asceso al cielo per mandare poi lo Spirito Santo. Spinto proprio dallo Spirito, quindi, Pietro annuncia, verso la conclusione della sua predica: «Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che quel Gesù che voi avete crocifisso, Dio lo ha fatto Signore e Cristo» (Atti degli Apostoli 2:36). Colpiti al cuore, molti dei presenti chiesero allora che cosa dovessero fare per rimediare a quell’enorme misfatto, e fu loro detto: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati,e voi riceverete il dono dello Spirito Santo» (Atti degli Apostoli 2:37-38). Coloro che, direttamente o indirettamente, erano stati partecipi e responsabili della crocifissione, ebbero così l’opportunità di pentirsi ed essere perdonati; coloro che decisero di farlo diventarono discepoli di Gesù e diedero vita alla prima comunità di Cristiani, quella di Gerusalemme. (Atti degli Apostoli 2:39-47). E’ in questo momento che il Padre risponde all’invocazione di misericordia fatta da Gesù sulla croce. E così, ancora una volta, impariamo che il perdono passa attraverso il ravvedimento e la conversione (chi, infatti, non risponde positivamente all’appello apostolico, non può ottenere il perdono invocato da Cristo). Nei confronti del nostro prossimo, dobbiamo sempre avere uno spirito di perdono, pregare per chi ci ha offeso, implorare misericordia per chi pecca, ma può ottenere il perdono solo chi si ravvede dei propri peccati.

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Ci sono molte Bibbie in commercio, ma non ne ho mai vista una della Chiesa di Cristo. Avete una vostra Bibbia? Se non ne avete una vostra ufficiale, quale usate e quale consigliate? (Domanda che ci viene frequentemente rivolta).

Premettiamo che, ovviamente, la Bibbia è una sola e molte sono le versioni della Bibbia, ossia le traduzioni nelle diverse lingue fatte dagli esperti a partire dagli antichi manoscritti in ebraico, aramaico e greco. Vi sono alcune buone versioni in Italiano e, per questo motivo, non sentiamo il bisogno di produrne una "nostra": si tratterebbe di un lavoro molto, molto impegnativo che non aggiungerebbe comunque granché a quanto è già stato fatto finora. Inoltre, non avendo le Chiese di Cristo una struttura sovra-congregazionale (perché ogni comunità locale - pur in contatto con la altre - fa capo a se stessa, decidendo autonomamente ogni cosa che la riguarda), anche nel caso che alcuni di noi si occupassero della traduzione della Bibbia, non per questo tale versione sarebbe automaticamente adottata da tutte le Chiese di Cristo sparse nel nostro Paese (alcune o molte di esse, infatti, potrebbero continuare a usarne altre). Concretamente, ogni cristiano si avvale, per le proprie letture personali, delle versioni che ritiene più di suo gradimento, mentre in genere ogni congregazione ne sceglie una comune da adoperare durante le riunioni, affinché tutti i presenti possano seguire gli studi biblici sullo stesso testo (a Udine, da alcuni anni, come comunità utilizziamo la La Nuova Diodati). Segnaliamo positivamente (senza che si possa mai parlare di perfezione, la quale, ovviamente, non esiste in nessuna traduzione) anche la Nuova Riveduta del Luzzi (si tratta di versioni provenienti da ambito protestante).

Privatamente, molti di noi usano anche La Bibbia Concordata (tradotta col contributo di studiosi di varie confessioni) e alcune versioni cattoliche quali, ad esempio, La Bibbia di Gerusalemme o quella della CEI. Riguardo a queste ultime, però, avvertiamo che, oltre ai libri biblici veri e propri, contengono nell'Antico Testamento sette libri in più detti "deuterocanonici" (ossia appartenenti a un secondo canone, o criterio di individuazione dei libri sacri, sancito dal Concilio di Trento nel secolo XVI: si tratta di Giuditta, Tobia, 1-2Maccabei, Sapienza, Siracide o Ecclesiastico, Baruc); sono libri in parte edificanti, ma non ispirati da Dio e arbitrariamente aggiunti dalle autorità cattoliche. Inoltre, le versioni cattoliche inseriscono numerose note che, alle volte, tendono più a introdurre e legittimare dottrine proprie (non conformi alla Bibbia) che a spiegare il testo sacro.

Sconsigliamo vivamente la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture prodotta dalla Società Torre di Guardia dei Testimoni di Geova (ripiena di errori, con una spiccata tendenza a condizionare il testo in modo da giustificare alcune loro fondamentali dottrine non bibliche) e le versioni cosiddette in lingua corrente (le quali, per avvicinare il più possibile il linguaggio biblico a quello odierno, finiscono spesso con l'essere più parafrasi della Bibbia che non traduzioni vere e proprie della stessa, e contengono inoltre vari punti decisamente contestabili).

Sia chiaro che quanto diciamo non vuole essere una forma di "pubblicità" né positiva né negativa per le traduzioni menzionate: abbiamo solo espresso la nostra opinione facendo alcuni esempi (come già detto, infatti, ci sono non poche altre versioni in commercio).

 

 

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Ho notato che le versioni cattoliche della Bibbia contengono nell’Antico testamento alcuni libri che altre traduzioni non cattoliche non contengono. Inoltre, la questione del canone biblico non mi è molto chiara. Qual è la vostra posizione in merito? Grazie. (A.N.)

 

Il termine "canone" (dal greco kanòn, "canna", "verga", "misura", "regola") designa la lista dei libri che i cristiani considerano ispirati da Dio e normativi nell’ambito della propria fede. Per i non cattolici il canone della Bibbia comprende 66 libri (39 per l’Antico Testamento e 27 per il Nuovo Testamento), mentre i cattolici ne considerano 73 (46 per l’Antico Testamento e 27 per il Nuovo Testamento; la scelta di inserirne sette in più è stata ufficialmente e inopinatamente presa nel 1546, durante il concilio di Trento). L’idea più comune, tra i non specialisti, è che tale lista sia stata compilata dalle autorità della Chiesa. Questa idea non è corretta sia perché nei primi secoli d.C. non esisteva alcuna struttura in grado di compilare la lista per tutti, sia perché – secondo la Bibbia stessa (2Timoteo 3:16-17) – il testo ispirato viene da Dio e non dagli uomini, i quali non hanno fatto altro che prendere atto di un siffatto intervento divino. Se è vero che le origini del canone non sono ben note, è altrettanto vero che possiamo ricostruire in modo sufficiente il processo storico che ha portato alla sua formazione. In proposito il cristiano secondo il Nuovo Testamento ritiene che alcuni problemi siano ancora aperti, mentre altri risultano definitivamente chiusi. Tra i problemi aperti abbiamo la successione dei vari libri, i criteri usati per stabilire la canonicità e l’importanza degli eretici nel promuovere il processo della messa in canone. Tra i problemi chiusi sono invece da ricordare: il canone non è più aperto, ma definitivamente delimitato (intorno al 100 d.C., con la redazione degli scritti dell’apostolo Giovanni); non esistono, inoltre, libri "più ispirati", "più canonici" , diciamo così, di altri, perché tutti i testi del Nuovo Testamento (come, del resto, quelli dell’Antico Testamento) provengono da Dio e sono – in un modo o nell’altro – indispensabili per la fede.

 

Quanto ai criteri impiegati per prendere atto dell’ispirazione divina di uno scritto, sembra che i primi cristiani abbiano privilegiato il principio dell’apostolicità degli scritti (che dovevano essere stati redatti da apostoli o da autori in stretto contatto con essi), il criterio del consenso delle chiese (cioè il fatto che gli scritti fossero stati accolti e letti durante il culto delle Chiese), il criterio della conformità all’inse-gnamento apostolico (cioè vennero privilegiati quei libri che risultavano in armonia con la tradizione orale apostolica, ancora viva e ben presente nelle comunità cristiane degli inizi). Mentre il canone dell’AnticoTestamento crebbe all’interno del popolo ebraico e si precisò in epoca pre-cristiana, il canone del Nuovo Testamento è indissolubilmente legato alla storia della Chiesa di Cristo dei primi tre secoli. Il riconoscimento dell’ispirazione dei libri del Nuovo Testamento fu l’esito di un processo lento e graduale, nel corso del quale taluni scritti considerati normativi furono distinti da altri. Esso si può ricostruire nel modo seguente, facendo perno su cinque punti principali.

 

1) L’autorità dell’Antico Testamento – Le Chiese dell’epoca neotestamentaria ebbero fin dal principio un canone di libri sacri, ossia le Scritture ebraiche, ritenute ispirate da Dio (2Timoteo 3:16-17; 2Pietro 1:20-21): questo fu il pensiero del Signore Gesù e dei primi cristiani (numerosissimi esempi nel Nuovo Testamento).

2) L’autorità di Gesù – Nelle Chiese neotestamentarie le parole di Gesù, trasmesse dalla tradizione orale e poi dalla tradizione scritta, ebbero valore assoluto. Il Signore aveva rivendicato la propria autorità accanto a quella delle Scritture ebraiche, per completarle, correggerle e revocarle (vedi Marco 10:2 per il divorzio, Marco 7:14-19 per i cibi impuri, Matteo 5:21-48 per le cosiddette "antitesi" del discorso della montagna:"Voi avete udito che fu detto agli antichi. ma io ora vi dico"). Le parole del Signore Gesù, gelosamente custodite, rispettate e citate, presero, nel cuore dei cristiani, il loro posto accanto alle Scritture ebraiche. 3) L’autorità apostolica – Parallelamente alla circolazione orale delle parole di Gesù, cominciarono a farsi spazio gli insegnamenti apostolici riguardo alla vita e al messaggio del Maestro. Gli apostoli, sulla scorta delle parole del Signore e della guida dello Spirito Santo, cominciarono a trasmettere dappertutto precetti e direttive. È ovvio che tali lettere fossero conservate gelosamente e fatte girare nella cristianità: si veda il caso delle epistole paoline, che circolarono già durante la sua vita (Colossesi 4:6; Galati 1:2; 1Tessalonicesi 5:27; 2Pietro 3:15). 4) Gli scritti apostolici – Nel corso del primo secolo gli scritti apostolici assunsero un rilievo assoluto (autorità apostolica) per i cristiani quanto alle questioni di fede e di dottrina, e furono perciò staccati dal resto della produzione contemporanea. 5) Il Signore e gli apostoli – Accanto alle Scritture ebraiche, già consolidate in canone, furono gradualmente poste dai primi credenti sia le parole orali del Signore, sia le interpretazioni e le applicazioni pratiche della Sua Parola redatte da apostoli o da persone vicine agli apostoli.

In conclusione, la storia del canone del Nuovo Testamento è la storia di un processo lungo e continuo, e non di una serie di eventi sporadici. Fu un lavoro di raccolta, vaglio e rigetto in base ai principi già esposti. Ribadiamo, ancora una volta, che non fu il risultato di un decreto pronunciato da un individuo o da una Chiesa o da un concilio. In tal senso il primo decreto ufficiale risale al concilio di Trento. Ma questa è un’altra storia, soprattutto un’altra storia di un’altra Chiesa (la Chiesa cattolico-romana) rispetto a quella del Nuovo Testamento.

 

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D.: Faccio parte di una Chiesa Pentecostale e per otto anni ho esercitato l’ufficio di anziano, ma poi ho dato le dimissioni e non partecipo più formalmente alla vita della Chiesa. Da noi, oltre ad una gerarchia verticistica, provinciale, regionale e nazionale, la cosa più triste è che c’è un Pastore che sembra più uno showman da cabaret che un uomo di Dio. E la cosa più triste è vedere agire i Pastori, nelle nostre comunità, come Padroni assoluti della Chiesa, factotum, unici unti dal Signore, i soli a cui Dio abbia dato l’intelligenza per prendere qualsiasi tipo di decisione nella Chiesa, comportandosi come monarchi nella comunità. E’ una cosa triste dover dire queste cose, ma è così. Per me è stata una ventata di ottimismo incontrare il vostro sito. Mi farebbe piacere conoscere come fate quando dovete prendere delle decisioni, e se c’è una personalità preposta alla guida della Chiesa. (S.T., Milano)

Il modello della Chiesa fondata da Cristo ci pare, anche dal punto di vista organizzativo, ben delineato nel Nuovo Testamento. La "pietra angolare" dell'edificio spirituale-Chiesa è Gesù Cristo Figlio del Dio vivente: egli è il Capo, colui che dà le direttive tramite la sua Parola. Apostoli e profeti (ossia gli uomini divinamente ispirati e guidati da Dio nell'età apostolica) sono stati strumento di Rivelazione divina e il loro insegnamento basilare è contenuto nel Nuovo Testamento, appunto. Si può dunque dire che essi stanno a fondamento della Chiesa, nel senso che quest’ultima è basata sull'insegnamento apostolico, e dunque su quello di Cristo (oggi come oggi non servono più profeti e nuove rivelazioni, perché tutto ciò Dio aveva da dire per la nostra salvezza, il necessario e sufficiente, l’ha detto nelle Sacre Scritture; ora si tratta di applicare e praticare quanto ci è stato trasmesso una volta per sempre). Su tale fondamento (Il Nuovo Testamento, appunto) si costruiscono le singole comunità locali, ognuna delle quali è pienamente "corpo di Cristo", composto di membra che sono anime viventi. Non devono esistere organizzazioni o federazioni di comunità, diocesi, chiese regionali, nazionali e via dicendo. Il N.T., insomma, non prevede per la Chiesa altra struttura organizzata che quella locale. Per "Chiesa universale" intendiamo l'ideale unità di tutti i cristiani d'ogni tempo e luogo, la fratellanza universale, che però non è materialmente strutturata. Le singole comunità possono stare in contatto e aiutarsi vicendevolmente, ma ciascuna è autonoma e responsabile della propria gestione di fronte a Dio.

Gli EVANGELISTI (o "predicatori" – erroneamente nelle ADI vengono chiamati "pastori", i quali assumono, come il nostro lettore esprime, anche ruoli che non competono loro) sono coloro che si dedicano alla divulgazione del Vangelo, fondano nuove comunità e le accompagnano nel loro sviluppo. All'interno di ogni comunità, infatti, ciascun membro deve fare la sua parte e contribuire allo sviluppo armonioso del corpo. In particolare, poi, si devono formare INSEGNANTI, DIACONI e ANZIANI (o "vescovi", ossia sorveglianti, o "pastori": nomi biblici differenti per la stessa carica). I DIACONI si dedicano a sovrintendere la gestione più pratica, materiale della Chiesa, i VESCOVI (sempre organo collegiale, ossia formato da più di una sola persona) la devono condurre, nutrire spiritualmente, farla maturare e preservarla da deviazioni dottrinali e morali, col contributo di tutti. Gli anziani (cristiani di lungo corso, provata fedeltà e affidabilità, spirito genuino, buona conoscenza biblica) non sono i capi della Chiesa, ma devono essere i modelli, i punti di riferimento del gregge, e vengono (al pari dei come diaconi) eletti dalla comunità di cui fanno parte (lo stesso per insegnanti e diaconi). Chiunque ricopra un ruolo lo fa sempre all'interno della comunità che lo ha scelto e non relativamente ad altre comunità. Nessuna Chiesa può innalzarsi al di sopra delle altre e nessun cristiano può ricoprire lo stessa carica contemporaneamente per più di una congregazione. Chi viene eletto può anche essere fatto decadere dall’ufficio quando non gode più della fiducia della comunità per precisi e comprovati motivi biblici.

Nelle comunità in cui ancora non ci sono anziani e diaconi, solitamente c'è almeno un predicatore e ci sono degli insegnanti. I membri della comunità, comunque, partecipano alle riunioni in cui si devono trattare i vari aspetti della vita comunitaria e alle decisioni in merito. Si cerca sempre di giungere ad ogni decisione confrontandosi con la Parola di Dio, utilizzando il buon senso e la spiritualità che sempre devono contraddistinguere i discepoli del Signore. In caso di punti di vista divergenti, si studia più a fondo la questione e, sempre badando che nulla possa comportare divisioni, si cerca di esprimere un maggioranza che sia, ovviamente, in armonia con la Parola di Dio.

Crediamo che chi ci ha rivolto la domanda conosca bene i passi biblici hai quali abbiamo indirettamente fatto riferimento in questo messaggio. Comunque, siamo a disposizione di tutti per ulteriori informazioni e per continuare eventualmente il dialogo con chiunque desiderasse farlo.

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La vostra dottrina, a parte alcuni particolari, (il nome di Dio, immortalità dell'anima, etc.) mi sembra molto simile a quella dei testimoni di Geova. Perché tanto accanimento dunque? Non ha fatto nel corso dei secoli e non sta tuttora facendo molti più danni la chiesa cattolica riguardo l'insegnamento dei principi biblici? Io sono cristiano, battezzato cattolico ma attualmente in cerca di una strada che mi conduca a Dio, e ho sempre apprezzato molto con quanta devozione i tdg si attengono alle scritture, cosa che invece non accade ai cattolici. Non capisco il motivo che muove questo attacco frontale che proviene da tutte le altre religioni. (Stefano - Roma)

Diverse persone leggono il nostro sito e non colgono una marcata differenza rispetto a ciò che predicano i testimoni di Geova (d'ora in avanti: tdG). Senz'altro non ci siamo dilungati a presentare raffronti sistematici e specifici (anche perché, se l'avessimo fatto, il nostro spazio avrebbe dovuto essere quasi interamente coperto da un "parallelo" fra noi e i tdG, e non è certo questo il nostro obiettivo primario). Resta il fatto che è possibile, per i Lettori, cogliere elementi di divergenza: proprio nel caso della lettera alla quale ora rispondiamo, per esempio, si citano dottrine come quella riguardante il nome di Dio e l'immortalità dell'anima (ma su questi aspetti torneremo fra breve). Vi sono anche persone che non rilevano alcuna differenza, ma ciò crediamo che sia dovuto o a scarsa attenzione o a una ancora limitata disinvoltura a "muoversi" nel ginepraio dell'odierno, confuso e sconfortante panorama religioso.

Sicuramente un certo numero di giudizi negativi che noi indirizziamo alla chiesa cattolica ci trovano concordi con i tdG, ma la convergenza di questi aspetti critici non deve trarre in inganno: una volta rigettata, alla luce della Bibbia e della storia, una buona porzione della dottrina cattolica, rimane ancora da intraprendere tutta la parte costruttiva del cristianesimo, ossia comprendere e praticare il vero Vangelo, e per questo aspetto gli elementi di opposizione fra noi - semplici cristiani secondo il Nuovo Testamento - e i tdG (seguaci della società Torre di Guardia) sono numerosi, vistosi e profondi.

Qualche esempio? Presto fatto...

 La Torre di Guardia, che si ritiene "canale privilegiato" per la comunicazione della volontà divina sulla terra, è invece a nostro parere una società di invenzione umana, che nulla ha a che fare col Vangelo di Gesù Cristo, e la sua organizzazione non ha assolutamente come modello quello della Chiesa del Signore; inoltre, gli pseudoprofeti di tale società si sono ripetutamente rivelati fallaci nel corso dei decenni, sbagliando numerose previsioni.

 Considerare Gesù Cristo un angelo (per la precisione: l'arcangelo Michele) e negare la sua divinità sono bestemmie (nel senso biblico dell'espressione) che la Parola di Dio attribuisce all'anticristo.

 Lo stesso dicasi per l'idea secondo la quale lo Spirito Santo sarebbe una semplice "energia divina".

 La fondamentale dottrina geovista dei "144.000" nasce da una lettura distorta e facilmente contestabile di alcuni passi dell'Apocalisse, e contrasta con il complessivo insegnamento neotestamentario.

 Il battesimo dei tdG non è fatto per la remissione dei peccati - come insegna il Nuovo Testamento - ma solo per entrare a far parte della loro organizzazione.

 Il culto dei tdG diverge per diversi aspetti da quello neotestamentario.

 Il divieto delle trasfusioni di sangue a scopo terapeutico è il risultato di una interpretazione forzata e inumana di un precetto biblico che ha tutt'altro significato.

 Affermare che la terra durerà per sempre e che non tutti risusciteranno significa smentire il piano di redenzione di Dio.

 La "Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture", ossia la loro versione della Bibbia, è stata sottoposta ad analisi da studiosi di tutto il mondo e di tutte le tendenze, ed è stata dichiarata manipolata ed erronea in molti punti-chiave (punti che, ovviamente, servono per sostenere determinate dottrine geoviste).

 Il loro millenarismo è facilmente smentibile alla luce delle Scritture, al pari delle loro cronologie "bibliche".

 

Potremmo continuare, ma rischieremmo di annoiare. Certo, sappiamo bene che i tdG hanno tutta una serie di spiegazioni, di appigli apparentemente biblici e apparentemente coerenti, di libri, libretti e enciclopedie di propria produzione per sostenere le dottrine che divulgano; ma si tratta di un castello di carta che un'analisi biblica seria condanna senza mezzi termini. Ovviamente, siamo a disposizione dei nostri Lettori per affrontare con serenità, uno alla volta, gli argomenti che abbiamo sopra citato e altri ancora.

Ma c'è un'altra osservazione che ci teniamo a fare: coloro che ci scrivono, come il sig. Stefano, spesso reputano cose secondarie, piccoli "particolari", dottrine come quelle che riguardano l'immortalità dell'anima o il nome di Dio, o altre di questa portata. Il punto, allora, non è che non ci sono differenze, ma che a volte non le si apprezza debitamente. Il "nome di Dio" è stato da sempre il cavallo di battaglia dei tdG, un "cavallo" col quale hanno cercato di distinguersi da tutto e da tutti per lunghi decenni; ora, di fronte alle numerose e motivate critiche loro rivolte, cercano spesso di ridimensionare un po' l'argomento, ma solo perché hanno preso un "granchio" clamoroso; e il nome di Dio, comunque, specialmente se così tanto sbandierato, non ci sembra davvero un particolare... né ci sembra un particolare l'immortalità della nostra anima, realtà sulla quale non riteniamo di doverci esprimere più di tanto, perché l'importanza della cosa si manifesta da sé.

Ma veniamo al nostro "accanimento". L'espressione, ovviamente, non ci piace. Noi non ci accaniamo contro nessuno, ma cerchiamo solo di far comprendere alle persone che esistono realtà come quella dei tdG, i quali, presentandosi come araldi della Bibbia, portatori della verità divina in mezzo alla "grande Babilonia" del mondo, depistano in realtà molta gente che, cercando di uscire dalle spire di grandi confessioni storiche come il cattolicesimo, finisce in tal modo dalla padella nella brace. La chiesa cattolica ha fatto "più danni" solo perché agisce da molti più secoli ed ha avuto molto più potere politico. Ma le due realtà sono entrambe al di fuori del Vangelo. Denunciare una cosa come questa esige chiarezza, una chiarezza che può essere scambiata per astio, ma non lo è, ed è dettata piuttosto dalla necessità di lanciare messaggi forti in un mondo che - come le lettere che ci pervengono dimostrano - tende di sovente a non saper valutare bene le differenze e a giudicare da fattori non decisivi.

Non decisiva, infatti, è la devozione dei tdG, e lo stesso dicasi per il loro formale attaccamento alle Scritture. La devozione è encomiabile ma non coincide necessariamente con la verità: sono tantissimi milioni le persone nel mondo che si manifestano estremamente devote per religioni, confessioni e dottrine estranee o addirittura in netto contrasto col Vangelo. Tanto per fare un caso biblico, l'apostolo Paolo definì molti giudei del suo tempo, che non avevano accettato il Cristo Gesù, persone piene di zelo, di ardore religioso, ma senza la corretta conoscenza, e quindi fuori dalla salvezza del Signore (Romani 10:2). I tdG ritengono di avere la retta conoscenza della Bibbia perché tale conoscenza viene loro fornita preconfezionata dalla Torre di Guardia, ma così facendo non credono più in una torre umana d'argilla che nel Dio della Bibbia. Togliendo ai tdG i loro libretti e le loro riviste, ci si accorgerebbe immediatamente che non resta loro nulla, di fatto. Per loro, la Bibbia senza le direttive della Torre di Guardia è un libro chiuso; e con quelle direttive è un libro diverso da quello di Dio (proprio come la Bibbia per i cattolici, una Bibbia condizionata e stravolta da tradizioni e magisteri umani che, nel momento in cui la fanno aprire, la tradiscono e la deturpano).

Non decisivo si rivela anche l'incremento numerico dei tdG, cosa che essi portano tanto spesso quale prova del loro essere nel giusto, nella verità; a parte il fatto che non raccontano mai delle tante defezioni cui vanno soggetti, è facile controbattere che molto più numerose di loro sono altre confessioni religiose, e molto più in crescita altre religioni: ma ciò non significa che tali confessioni e religioni siano nella verità, come i tdG stessi ammettono. Gesù è morto sulla croce da solo, lui che è la Verità, e il numero non conta nulla.

 

 

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Cosa ne pensate dell'Astrologia?

Anche oggi, come in altri periodi del passato, è molto di moda l'astrologia; molti, chi "per scherzo", chi "seriamente", cercano risposte nelle stelle, confidando in "esperti" astrologi che pretendono di essere capaci di comprendere l'influsso degli astri sulla vita del mondo e di ogni individuo.

I principi dell'astrologia
L'astrologia si fonda sul presupposto che gli astri (pianeti e stelle), a seconda della loro posizione al momento della nascita o in altre fasi della vita umana, possano determinare carattere, sentimenti e scelte.
Qualunque sia il fattore che medierebbe questi influssi (gli astrologi sono vaghi, parlano di campi magnetici, onde non meglio definite, meccanismi oscuri...), occorre pensare ad una energia che si trasmetterebbe e che porterebbe una certa informazione. Vediamo brevemente solo alcune delle principali ingenuità dell'astrologia; saremo ovviamente lieti di continuare il discorso più a fondo con ogni Lettore interessato.

I limiti dell'astrologia
1) Per l'astrologia è determinante la posizione del Sole rispetto alle costellazioni dello Zodiaco. Ma non si tiene conto del moto di precessione degli equinozi, che fa oscillare l'asse terrestre con un periodo di circa 26000 anni. Quindi, la proiezione del Sole sullo Zodiaco si allontana sempre più dal programmato "orario" astrologico e ormai la differenza tra reale situazione astronomica e calcoli astrologici è quasi di una costellazione!
Così, alla fine di giugno secondo gli astrologi il Sole si proietterebbe nella costellazione del Cancro, mentre in realtà si trova nei Gemelli; a sua volta, Gemelli in effetti è in Toro, Toro è Ariete, e così via. Le costellazioni, infatti, sono raggruppamenti arbitrari di stelle apparentemente vicine, ma in realtà a distanze diversissime: una delle prime conquiste dell'astronomia moderna (che è una scienza seria, ben diversa dall'astrologia) è stata quella della terza dimensione, che ha dato profondità al cielo; profondità della quale non si tiene conto quando si guarda una costellazione, la quale solo ai nostri occhi appare "piatta", unidimensionale.

2) Anche le distanze fra i pianeti variano fortemente. La distanza fra Marte e Terra, per esempio, varia fino a cinque volte a causa dell'orbita ellittica dei due Pianeti. Possibile che queste variazioni non abbiano conseguenze sull'influsso eventualmente esercitato?

3) Ed anche ammesso che l'influsso sia indipendente dalla distanza, perché in questo caso non si tiene conto dei miliardi di pianeti che orbitano intorno ad altre stelle più lontane?

4)Le popolazioni nate a nord del circolo polare artico, poi, non dovrebbero avere alcun oroscopo in quanto, a quelle latitudini, i pianeti sono sotto l'orizzonte per molti mesi l'anno. Eppure in quelle regioni esistono città come Murmansk con 300.000 abitanti: sono forse senza propensioni particolari, senza destino? E come faranno a sapere ciò che gli accadrà?

Non occorre essere scienziati per capire...
Come vediamo, gli errori e le contraddizioni dell'astrologia, appena la si esamina scientificamente, sono gravi. In particolare il fattore terza dimensione si rivela distruttivo per le costruzioni astrologiche. Infatti, ammettendo che il presunto influsso degli astri si trasmetta come una energia analoga al campo gravitazionale, molti oggetti vicini si rivelerebbero di gran lunga più importanti nei loro influssi rispetto ai pianeti tirati in ballo dagli astrologi.

Ad esempio, l'influsso del grande Palazzo giallo in P.le Cella a Udine, è tantissime volte più forte, su un cittadino udinese, rispetto al pianeta Marte, che dista da chi vive nella nostra città circa 10 miliardi di volte più di quel Palazzo.
Cosicché, se l'influsso si esercitasse secondo la legge di gravitazione, quello del Palazzo si farebbe sentire molto più di quello di Marte su di un udinese. Se così non fosse, bisognerebbe allora immaginare un'interazione che dipenda dalla natura degli oggetti in questione (il Pianeta e il Palazzo) e in cui dunque non siano in gioco solo la massa e la distanza; ma in che cosa dovrebbero differire le pietre di Marte da quelle del Palazzo di P.le Cella?!

Superstizione e ignoranza della Bibbia
L'astrologia, purtroppo, prospera sulla creduloneria della gente e sulla disinformazione scientifica e biblica; sì, anche biblica, perché, ad esempio, Dio fece dire dal profeta Isaia, ai grandi appassionati ed "esperti" di astrologia di Babilonia (predicendo - lui sì! - la distruzione, poi puntualmente avvenuta, di quel grande impero, a causa del peccato e della corruzione che lo affliggevano): "Si levino dunque gli astrologi, quelli che osservano le stelle e che fanno pronostici ogni mese e ti salvino dalle cose che ti piomberanno addosso. Ecco, essi saranno come stoppia; il fuoco li consumerà. Non salveranno se stessi dal potere della fiamma [...] Così saranno quelli con i quali ti sei affaticata e con i quali hai trafficato fin dalla tua giovinezza. Ognuno andrà errando per conto suo, e nessuno ti salverà" (Isaia 47,13-15).

Affidiamo il nostro futuro a Dio!
Caro Lettore, Dio non vuole che ci affidiamo a certe pratiche per dare una illusoria sicurezza alla nostra vita, ma vuole che ci rivolgiamo a Lui: Dio conosce veramente il futuro e conosce il nostro cuore, e sa dare, per mezzo della Sua Parola, una base certa per la nostra esistenza presente e futura. Solo in Dio, per mezzo di Cristo, possiamo trovare la vera pace e il vero scopo del nostro essere. Chi ha un Padre nei cieli, creatore dell'universo, non si sentirà mai condizionato da come un sassolino nello spazio (tale è ogni astro) si muove!

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Cosa ne pensate dei maghi e del fatto che molti di essi, oltre a sostenere di operare veri e propri prodigi, ritengono di essere in piena armonia con Dio?

Da un punto di vita puramente umano pensiamo che ognuno è libero di svolgere la professione che più ritiene consona alle proprie inclinazioni e più redditizia sul mercato; se ci sono tante persone che richiedono i servizi dei "maghi", è ovvio che di questi ve ne siano molti, e d'altronde ciò corrisponde al sempre maggiore distacco della gente dalla vera religiosità, da Dio.

Da un punto di vista religioso pensiamo che, se vogliamo davvero seguire gli insegnamenti della Bibbia, non possiamo non ricordare che tutto il Testo Sacro ha sempre condannato con la massima severità le cosiddette arti divinatorie o magiche: il Signore le reputa infatti un frutto della superstizione e comunque sempre un tentativo (inutile) di ingerenza in una sfera che solo a Dio compete e che non è conciliabile con la fede in Lui.

Basti pensare che nel Vecchio Testamento la legge di Mosè prevedeva la pena di morte per chiunque avesse esercitato arti magiche o spiritiche, così come per chiunque ne avesse in qualche modo usufruito (vedi i libri del Levitico 19,26.31 e 20,6.27; Deuteronomio 18,10-12).

Il Nuovo Testamento, poi, non prevedendo più pene di morte in nessun caso e rinviando dunque ogni cosa al giudizio finale di Dio, afferma senza incertezza che chiunque pratica queste cose non potrà mai entrare nel regno di Dio (a meno che non si penta e smetta di peccare, convertendosi al Signore - lettera ai Galati 5,19-21; Atti degli Apostoli 19,19; Apocalisse 22,15). Cose analoghe possiamo dire per chi presume di poter prevedere il futuro "indagando" nelle stelle (Isaia 47,13).

Il fatto che alcuni di questi personaggi sostengano di essere in buoni rapporti con il Creatore, non può certo annullare quanto categoricamente affermato da Dio stesso nelle Sue Sacre Scritture.

Per quanto riguarda poi i "prodigi", la Scrittura afferma che anche Satana ne opera, col fine di affermare cose contrarie alla Parola di Dio e ingannare la gente (Matteo 7,22-23; II Tessalonicesi 2,10); senza contare, comunque, che di solito non c'è proprio alcun prodigio...

La vera "magia" e il vero "prodigio" avvengono quando qualcuno decide, in questa società materialistica, e fintamente colta, di cercare nella Parola di Dio la soluzione ai propri perché, al proprio essere e al proprio futuro: rimettendosi nelle mani del Signore con fiducia ed obbedienza, cambiando pian piano tutti gli aspetti della propria vita che non sono in armonia con la volontà di Dio.

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Cosa ne pensate dei fenomeni miracolosi attuali?

Tanti dicono di vedere cristi e madonne ovunque: su porte e finestre, in sogno, in visione, in statue e quadri semoventi o piangenti, con fasci di luce... Questo fenomeno, ricorrente e tipico dei momenti di disorientamento e di crisi, è oggi ingigantito dai mass-media con la loro sete di cattura del dio-audience. Che sia di matrice più ecclesiastica (cattolica) o popolare, il miracolismo si basa sulla millenaria ignoranza biblica del nostro Paese fintamente cristiano.

La gerarchia cattolica si barcamena fra la convenienza, da un lato, a raggruppare in qualche modo la "religiosità" e il consenso popolari, e la necessità, dall'altro, di arginare correnti di pericoloso sensazionalismo, cercando però di non urtare troppo la suscettibilità di molti cattolici per non perdere altri fedeli.

La Bibbia invece ...
Un'analisi della Sacra Scrittura permette di smascherare gli pseudo-miracoli odierni (anche di matrice protestante), non solo per la loro inattendibilità rispetto a quelli biblici, ma anche per il fatto che la Bibbia stessa indica il termine dell'età apostolica (fine I secolo) come il momento in cui Dio ha deciso di cessare dall'operare miracoli, lasciandoci il massimo della Sua rivelazione: quella scritta.

Non solo, ma il Vangelo ci dice anche che, da dopo gli apostoli in poi, chi opera molti "segni e prodigi bugiardi" è... Satana; e infatti, a che servono tutti questi "portenti" odierni, se non a dare una tragica conferma ad una già ben distorta idea del cristianesimo?! E qual è il risultato, se non una lontananza sempre maggiore del popolo dalla Bibbia, e una sempre maggiore vicinanza a false dottrine e superstizioni cattoliche?! (culto dei santi, di Maria, degli angeli, delle reliquie, delle immagini... tutte cose condannate dalla Parola del Signore!).

... ci mette in guardia
E' applicabile quanto disse Gesù: "Allora, se qualcuno vi dice: "Il Cristo è qui". oppure: "E' là", non lo credete, perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se possibile, anche gli eletti" (Vangelo di Matteo 24,24).

L'apostolo Paolo dice che "Satana si traveste da angelo di luce", e i suoi servitori "da servitori di giustizia" (2ª lettera ai Corinzi 11,14-15), e ancora: "La venuta di quell'empio avrà luogo, per l'azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e prodigi bugiardi, con ogni tipo di inganno e d'iniquità a danno di quelli che periscono [spiritualmente] perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati. Perciò Dio manda loro una potenza d'errore perché credano alla menzogna, affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità ma si sono compiaciuti nell'iniquità, siano giudicati" (2ª lettera ai Tessalonicesi 2,9-12).

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Cosa ne pensate della tanto dibattuta questione sul celibato dei preti?

Pensiamo che, come purtroppo sempre avviene in questi dibattiti, tutti dicono la loro, ma quasi nessuno si preoccupa di verificare cosa ne pensa... Dio! Infatti il Nuovo Testamento, Parola di Dio, tratta con grande semplicità ciò che riguarda matrimonio e celibato (e anche divorzio).

La scelta matrimoniale viene concepita da Cristo come assolutamente libera, e di certo nessun uomo può intromettersi in decisioni tanto intime, se non lo fa neppure Dio. Sappiamo bene che alcuni predicatori e apostoli del I secolo d.C. erano sposati (anche Pietro) e altri no.

Ad ogni modo, visto che abbiamo detto che quasi nessuno cita la Parola di Dio in questi casi, facciamo parlare il Signore tramite il Suo grande apostolo Paolo. Nella sua prima lettera al discepolo Timoteo egli scrive, dando le qualifiche necessarie per essere vescovi (ossia sorveglianti, conduttori di una comunità di cristiani):

"Bisogna che il vescovo sia irreprensibile, MARITO di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, adatto all'insegnamento (della Bibbia), non dedito al vino, non violento ma indulgente, non litigioso, non attaccato al denaro; che sappia ben governare la propria famiglia e tenere con grande dignità i figli. Perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?..." (I Timoteo 3,1-5).

E ancora, profetizzando proprio su futuri vincoli di celibato, scrisse: "Lo Spirito Santo dice espressamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando ascolto a spiriti truffatori e ad insegnamenti di demòni, sedotti dall'ipocrisia di gente che sparge menzogne, che ha la propria coscienza come bollata da un ferro rovente, che proibisce di sposarsi e ordina di astenersi da certi cibi, che invece Dio creò perché fossero presi con animo grato dai fedeli e da quelli che hanno conosciuto la Verità..." (I Timoteo 4,1-3).

Possiamo senz'altro dire che... non c'è altro da dire, se non che siamo di fronte ad UNO SOLO dei tanti aspetti in cui il mondo "cristiano" si è ALLONTANATO DALLA VERITA' (un altro aspetto, indicato nei versetti sopracitati, riguarda l'astinenza da certi cibi, così cara alle tradizioni cattoliche). Vi invitiamo, cari lettori, a riscoprire assieme a noi questa "sorprendente" Parola di Dio!

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Esiste Satana?

Se l'esistenza di Dio viene messa in dubbio da molti, altrettanto - se non di più - accade nei confronti di Satana, il diavolo, chiamato anche con altri nomi nella Bibbia (il Serpente antico, Belzebub, il Principe dei demoni, il Principe di questo mondo, ecc.). Se consideriamo la testimonianza dell'intera Bibbia, possiamo concludere che Satana può davvero essere felice di tale diffuso scetticismo, che gli consente di agire pressoché indisturbato. Un male negato e ignorato ha infatti campo libero per diffondersi, trova ben poche barriere; e i tragici frutti di ciò si vedono bene, nel nostro mondo!

Tutta la Bibbia, a partire dalla Genesi fino all'ultimo libro chiamato Apocalisse, parla continuamente di Satana, con centinaia di riferimenti diretti o indiretti. E non solo di Satana, ma di una intera schiera di demoni che sono il contraltare maligno dei buoni angeli di Dio. Satana è coinvolto nell'iniziale violazione di Adamo ed Eva, ha continuato ad agire come "padre della menzogna" (così lo definisce Gesù: Giovanni 8:44) nel corso di tutta la storia umana e lo continuerà a fare fino alla fine, quando - stando alle profezie bibliche - sarà definitivamente condannato ed annientato dal Signore.

Leggendo i Vangeli possiamo constatare quante volte lo stesso Gesù sia entrato in conflitto più o meno aperto con Satana e con tanti demoni. Nel deserto, Gesù l'ha respinto dicendogli "Vattene!" e resistendo ai suoi assalti (Luca 4:8); sulla croce, poi, il Signore ne ha decretato l'imminente disfatta (Giovanni 12:31). Alla fine del mondo, Gesù lo spazzerà via in un istante (leggi 2Tessalonicesi 2:7-12; vedi anche Matteo 25:41; Apocalisse 20:10). Satana ha sempre fatto e continua a fare di tutto per allontanare gli uomini dalla Parola di Dio, perché sa che attraverso di essa possiamo uscire dalla sua sfera di influenza, dal peccato, e riavvicinarci a Dio.

Satana è uno spirito ribelle a Dio, che vuole istillare lo stesso atteggiamento in tutti noi; e il modo migliore per farlo è... senza che ce ne accorgiamo! Se non siamo uniti a Dio tramite la fede in Gesù Cristo e l'ubbidienza alla sua Parola, siamo - volenti o nolenti - nelle mani di Satana, anche se non facciamo parte di sette sataniche, perché tutti siamo peccatori bisognosi della grazia di Cristo (Romani 3:23-24). Quando Gesù mandò l'apostolo Paolo a predicare il Vangelo nel mondo, gli disse di andare da tutti gli uomini "per aprire loro gli occhi e convertirli dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, affinché ricevano mediante la fede il perdono dei peccati" (Atti degli Apostoli 26:18).

Caro Lettore, forse queste cose ti sembreranno strane, sorpassate, quasi superstizioni medievali, ma... prima di giudicare, prendi in seria considerazione, se non lo hai già fatto, la Sacra Scrittura, vedi cosa essa ha da dirci su questo argomento, considera la tua posizione nei confronti di Dio. Facendo questo, noi della Chiesa di Cristo siamo diventati Cristiani secondo il Nuovo Testamento. Non lasciarti ingannare dalle idee e dalle filosofie del mondo; ricorda che Satana ama anche travestirsi da "angelo di luce" (2Corinzi 11:14), cioè ammantarsi di finto bene, facendoci credere che cose completamente lontane dalla verità siano buone e vere; cose come, ad esempio, il fatto che lui non esista e che tu, lontano da Cristo, o facente parte di un "cristianesimo" o ad un altra religione non rispondente al Nuovo Testamento, possa essere ugualmente "a posto" davanti a Dio!

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Cosa ne pensate delle apparizioni di Medjugorje?

La devozione mariana è sconosciuta al Vangelo, e basta prendere in mano un libro di storia per notare che essa è nata nei secoli successivi a Cristo, sostituendo nel cuore del mondo pagano culti a "dee" del tempo, come ad esempio la dea Artemide (o Diana).

Noi, come cristiani, amiamo e rispettiamo Maria al pari di ogni altro grande personaggio biblico (Abramo, Noè, Mosè, Elisabetta, Pietro, Paolo, ecc...); ma PROPRIO PERCHE' L'AMIAMO anche la rispettiamo, e dunque non vogliamo attribuirle ruoli che Dio non le ha mai attribuito.

Il Vangelo, in termini di adorazione e venerazione, è Cristo, e Cristo soltanto. Di Medjugorje diciamo ciò che in generale crediamo rispetto a questi (inflazionati, ormai!) fenomeni: qualunque cosa vi sia dietro (e spessissimo sono comprovati trucchi, suggestioni collettive, e mai viene davvero provato qualcosa di realmente miracoloso) cosa ha a che fare col Vangelo?

Se ragioniamo, le cose che vengono dette dalla presunta Madonna in armonia col Vangelo (pregare per la pace, amare il prossimo) non serve che sia lei a dirle, perché sono già scritte nel Vangelo e chiunque (noi compresi) può da lì attingerle e ripeterle senza bisogno di "apparizioni" e "miracoli". Molte altre cose, poi, sono in aperto contrasto col Vangelo, consistendo in ripetizioni di un cattolicesimo tradizionalista che forse punta proprio su questi fenomeni di massa per non perdere ulteriore terreno e conservare la propria influenza su molta gente.

Vorremmo ricordare, comunque, che nel caso di Medjugorje la stessa gerarchia cattolica in alcuni casi non si è ancora pronunciata espressamente e quando lo ha fatto, ha dato parere negativo. Eppure, Medjugorje sta diventando lo stesso una nuova Lourdes, un nuovo "business" turistico, una nuova mecca di santini, rosari, ecc...

Se è difficile dare giudizi sul fenomeno in sé, è anche difficile scordarsi delle parole dell'apostolo Paolo, che mettono in guardia da ogni "rivelazione" ulteriore a quella, data una volta per sempre, del Vangelo:

"Se anche un angelo dal cielo vi predicasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia maledetto!" (lettera ai Galati 1,8).
"La venuta dell'Iniquo avviene con la potenza di Satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina, perché non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi. E per questo Dio invia loro una potenza d'inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito alla iniquità" (II lettera ai Tessalonicesi 2,9-11).

Attenzione alle "nuove rivelazioni": non occorre far tanti chilometri in pullman per trovare la verità... basta leggere seriamente e mettere in pratica quel Vangelo - valido fino alla fine del mondo perché Parola di Dio - che tutti abbiamo sul comodino o in qualche angolo della nostra libreria!

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Se il vero nome di Dio è Geova, perché voi non lo chiamate così? Gesù non ha insegnato a santificare il nome di Dio?

Per il semplice fatto che il nome "Geova", cavallo di battaglia dei testimoni di Geova, è una invenzione umana.

Premesso che l'argomento deve essere studiato con calma e tempo a disposizione (invitiamo il lettore che fosse interessato a mettersi in contatto con noi per parlarne assieme), informiamo che il nome di Dio, nel Vecchio Testamento (scritto in ebraico) è composto dalle sole consonanti YHWH, e dunque impronunziabile senza le esatte vocali, che neppure gli ebrei conoscono.

Varie ipotesi sono dunque state fatte nel corso dei secoli, e YEHOWAH (in italiano "Geova") è una di queste, ma indimostrabile. I "testimoni" stessi, nel loro libretto "Ragioniamo facendo uso delle Scritture", alla voce "Geova" dicono che questa sarebbe una "pronuncia nota e tradizionalmente accettata". Pur sostenendo che sia l'unica vera e divina, ammettono poi, contraddittoriamente, che si tratta semplicemente di... una tradizione umana!

E' altamente probabile che Dio non voglia proprio essere "incasellato" in un nome, poiché Egli è l'INFINITO, il PERFETTO, l'onnipotente, l'insondabile Dio. Quando Mosè gli domandò il Suo Nome, Egli rispose: "Io sono colui che sono" (Esodo 3,14). Nel Nuovo Testamento, poi (scritto in greco), Dio viene sempre scritto "THEOS" (che significa appunto Dio) o "KIRIOS" (Signore).

Il nome "Geova" non appare mai, neppure una volta né nel Vecchio né nel Nuovo Testamento e dunque, anche solo limitandoci a quest'ultimo, le centinaia di volte in cui i "testimoni di Geova", nella loro traduzione, scrivono "Geova" al posto di "Dio", non fanno altro che creare un vero e proprio falso scientifico e religioso!
E tutto per distinguersi, in qualche modo, dagli altri, illudendo i propri adepti di essere gli unici depositari del vero nome di Dio...

Santificare il nome di Dio, nel linguaggio biblico, significa dare a Dio l'onore, il rispetto e l'amore che Gli sono dovuti. Significa vivere una vita degna di Lui, piena di fede, amore e opere buone.

"Da questo tutti sapranno che siete Miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Giov. 13,34), disse Gesù.
Allo stesso modo, ad esempio, quando Gesù disse: "Dovunque due o tre si radunano nel mio nome Io sarò in mezzo a loro" (Matteo 18,20), ciò significa: dovunque ci sono degli uomini di buona volontà che si uniscono - e formano quindi la Chiesa di Cristo, assemblea di Dio - "nel nome di Gesù", secondo la Sua autorità, in obbedienza alla Sua Parola, per amore verso di Lui... Egli è con loro. Possiamo dire allora, come disse Pietro: "Non vi è altro nome dato agli uomini (ossia non c'è altra realtà, altra persona) sotto il cielo, nel quale è stabilito che possiamo essere salvati: Gesù Cristo" (Atti degli Apostoli 4,11-12).

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Come mai non partecipate alla distribuzione dell'otto per mille dell'IRPEF?

Il nostro sforzo consiste in una aderenza il più possibile completa alla vera legge che deve guidare i cristiani nelle loro iniziative e nel modo di concepire e gestire la Chiesa (ossia l'insieme dei cristiani stessi): questa legge è il Nuovo Testamento, dove Cristo e gli Apostoli ci fanno ben capire cos'è la Chiesa e come essa si deve organizzare.

Per quanto riguarda questo argomento specifico, la Parola di Dio insegna che i cristiani si devono autofinanziare per far funzionare la Chiesa, il cui unico scopo verso l'esterno è quello di predicare il Vangelo alla gente.

La Chiesa, secondo la Scrittura, si organizza unicamente su base locale: a Udine c'è la Chiesa di Cristo di Udine, a Trieste quella di Trieste, e via dicendo. Ogni comunità locale è autonoma e indipendente da ogni altra, dovendo rendere conto solo a Cristo della propria attività e fedeltà alla Sua Parola; ogni comunità si organizza dunque a sé, sempre secondo le indicazioni del Nuovo Testamento, e questo anche per ciò che riguarda la raccolta e la gestione dei propri fondi.

Ogni singola Chiesa di Cristo, infatti, vive come una famiglia, e come una famiglia deve far conto sulle proprie forze, anche economiche. Essa non deve dipendere economicamente - neppure in parte - da nessuno, tanto meno dallo Stato o da persone che non fanno parte di essa. Questo è uno dei modi che evidentemente il Signore usa non solo per educare e responsabilizzare i cristiani, ma anche per evitare loro di essere, in un modo o nell'altro, condizionati da realtà esterne.

Ogni cristiano contribuisce all'attività della propria Chiesa direttamente, senza passare attraverso la dichiarazione dei redditi; né i membri della Chiesa di Cristo vogliono ricevere qualcosa da chi non fa parte della Chiesa stessa, e questo non per disprezzo bensì - ancora - per insegnamento del Signore e per coerenza e correttezza verso se stessi e gli altri. Inoltre (e questo potrà sembrare strano, ma è così), la Chiesa non è stata istituita per scopi "umanitari, caritativi o sociali" - come scritto sul modello 740 - ma unicamente per predicare il Vangelo, ossia far comprendere a tutti che il vero problema dell'uomo è il peccato, dal quale ci si può salvare solo comprendendo l'opera redentrice di Cristo e convertendoci a Lui.

Oltre al fatto, dunque, che non abbiamo (e non vogliamo avere) strutture tali da poter stringere accordi con lo Stato (né vogliamo farlo), non sarebbe certo opportuno chiedere ad atei, cattolici, protestanti, buddisti, ecc., di contribuire per una predicazione ben distante dalle loro idee! Siamo ovviamente in grado di esporre meglio, Bibbia alla mano, il fondamento di queste nostre affermazioni con ogni Lettore che lo vorrà.

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Perché parlate "male" delle altre religioni?

Qualche tempo fa, un Lettore del nostro sito Internet ci ha scritto per rivolgerci un appunto, affermando che non è bello, da parte nostra, "farci pubblicità" a spese delle altre religioni; questo fatto - sempre a detta del nostro Lettore - dimostrerebbe che siamo nel torto e implica una nostra necessità di chiedere a Dio di illuminarci per poter conoscere la verità. Purtroppo, il nostro Amico ha preferito rimanere anonimo, e quindi non possiamo rispondergli di persona; crediamo però che sia importante scrivere qualche riga "pubblica" sul nostro sito a proposito di obiezioni simili, al fine di chiarire la nostra posizione.

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Da adulti...
Ci battezziamo da adulti poiché l'unico tipo di battesimo insegnato e praticato da Gesù, dagli Apostoli e dai primi Cristiani è quello fatto da adulti. Il Vangelo infatti insegna che può battezzarsi, e quindi convertirsi a Cristo, solo chi ha prima ascoltato la predicazione della Parola di Dio ed ha consapevolmente deciso di seguire il Signore per il resto della propria vita (Matteo 28,18-20 - I Lettera di Pietro 3,21).

...per immersione...
"Battesimo" in greco (la lingua in cui fu scritto il Nuovo Testamento) significa immersione. Infatti, l'unica forma di battesimo praticata nel Nuovo Testamento è quella per immersione completa in acqua, e così facciamo anche noi.

...per diventare cristiani!
Il momento in cui una persona decide di battezzarsi, e dunque di DIVENTARE Cristiana, è scelto dalla persona stessa: c'è chi ha bisogno di lunghi periodi di riflessione, di confronto con credenze passate e di travaglio interiore, ma c'è anche chi è pronto a decidere di aderire a Cristo in tempi molto brevi; dipende dalle attitudini, dalle esperienze passate e dalla capacità di comprensione e di scelta di ognuno.

Requisiti
I requisiti richiesti per potersi battezzare sono:

Il peccato: "originale" o "personale"?
Il battesimo non è fatto per togliere - come afferma il Cattolicesimo - il peccato originale di Adamo ed Eva, ma per cancellare i peccati dei quali chi si battezza è individualmente e direttamente responsabile di fronte a Dio (Atti degli Apostoli 2,38 e 22,16).

Solo così si fa parte della Chiesa
Il battesimo, così concepito ed attuato, ci fa diventare Cristiani, immettendoci nella famiglia di Dio, ossia la Chiesa di Cristo. La Chiesa di Cristo è semplicemente l'insieme dei Cristiani, una famiglia spirituale in cui vivere crescendo nella comprensione e nella pratica della Verità, e la cui caratteristica deve essere quella di osservare i comandamenti di Dio amandosi gli uni gli altri come Cristo ha amato i suoi discepoli, vivendo nell'unità e nella concordia come in un unico ed armonico corpo (Giovanni 13,34-35).

Sempre nel Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 1, versetto 12, troviamo scritto che grazie a Gesù abbiamo il "diritto di DIVENTARE figli di Dio", ossia suoi "familiari"; da un punto di vista spirituale, infatti, l'uomo è separato da Dio a causa dei peccati commessi (Paolo agli Efesini 2,1-3) e solo grazie al pentimento e alla conversione può riconciliarsi col Creatore.

Ecco perché questo vero battesimo, che è il momento decisivo del cammino verso il Signore, ci salva donandoci il perdono e facendoci entrare nel regno di Dio (Vangelo di Marco 16,16; Paolo ai Colossesi 1,13).

Chi sono i sacerdoti?
Nel battesimo non conta tanto chi battezza, ma CHI SI BATTEZZA: chi battezza non ha alcun potere né alcun ruolo particolare: qualunque uomo già diventato Cristiano può essere un battezzatore. Ciò che conta è la fede obbediente di chi si converte, fede di fronte alla quale nulla e nessuno può impedire di far cogliere la salvezza donata da Cristo grazie al suo sacrificio e alla sua resurrezione.

Fra l'altro, il Nuovo Testamento non conosce alcuna distinzione dei Cristiani in "sacerdoti" e "non sacerdoti", considerandoli tutti in grado di partecipare direttamente - grazie a Cristo - ad ogni aspetto della vita religiosa che il Signore vuole farci condurre in semplicità e serietà.

E' necessario battezzarsi più volte?
Un'altra domanda che a questo punto ci viene spesso rivolta (approfittiamo dunque dell'argomento per rispondere) è la seguente: "Se il battesimo cancella i nostri peccati passati, dobbiamo ribattezzarci ogni volta che commetteremo dei peccati anche in futuro?". La risposta è no, in quanto col battesimo, quello vero, entriamo in una vera relazione con Dio e abbiamo dunque la possibilità di chiedergli perdono in preghiera proprio tramite Gesù.

Ciò non significa, ovviamente, che una volta diventati Cristiani si possa peccare quanto si vuole, affermando superficialmente: "tanto Cristo ci perdona"! Anzi, chi diventa Cristiano deve vivere le proprie giornate sforzandosi di essere sempre migliore e dunque sempre meno peccatore, anche se non gli sarà mai possibile diventare perfetto: ma è proprio per questo che Cristo è morto per noi, per rimediare alla impossibilità di salvarci da soli.

Un Cristiano che "approfitta", diciamo così, della bontà e della grazia di Dio, finirà senz'altro male, perdendo la fede o subendo comunque il giudizio negativo di Dio, come sia la Sacra Scrittura che l'esperienza ci insegnano. Quando un Cristiano, pur facendo del proprio meglio, commette dei peccati, deve chiedere perdono al Padre celeste e alle persone contro le quali ha mancato, e Dio avrà pietà di lui (I lettera di Giovanni 1,9).

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Domande, queste tre, più che lecite; però ricordiamoci che non occorre prendere l'aereo e partire per l'Africa per trovare qualcuno che sia digiuno delle cose di Dio. Infatti, le nostre belle città italiane sono piene di "negretti spirituali", di persone cioè con una ignoranza biblica abissale, che avrebbero tanto bisogno di conoscere la sana e vera dottrina di Cristo!

Riguardo, poi, alla possibilità di salvezza che alcuni non avrebbero, ricordiamoci quanto dice la Bibbia in 2a Pietro 3,9: "Il Signore... è paziente... non volendo che alcuni periscano, ma che TUTTI giungano a ravvedersi".
Dunque Dio vuole che tutti abbiano la possibilità di sentire il Suo richiamo, che tutti possano riconoscerLo e seguirLo.

Come verrà giudicato il "negretto" dell'Africa che, per motivi contingenti, non ha potuto venire a contatto con la Parola di Dio, è un interrogativo a cui nessun essere umano può rispondere, perché nessuno può arrogarsi il diritto di giudicare gli uomini, mettendosi al posto di Dio stesso. Solamente Dio, che è Giustizia e Sapienza infinita, è in grado di giudicare queste particolari situazioni, e lo farà nel migliore dei modi!

C'è da dire, invece, che queste domande vengono poste in genere da persone che non conoscono veramente Cristo e la Sua Parola. In realtà, questo è un falso problema che molti si pongono per non prendere le proprie responsabilità davanti a Dio.

Non si può fare degli appunti a Dio per come ha organizzato il Suo piano di salvezza, quasi a crearci UN ALIBI per non aderire alla Sua volontà.

 

Che scuse porterò a Dio:

Ebbene, quel Giorno, non avrò scuse che mi possano giustificare davanti a Dio! CHI CERCA TROVA! (Vangelo di Matteo 7,7). E tu... STAI CERCANDO?

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Qual'è oggi, nel nostro Paese tradizionalmente cattolico, l'opinione comune sull'Aldilà in generale e sul purgatorio in particolare?

Purtroppo moltissimi italiani cattolici non solo non sanno quasi più spiegare cosa sia il purgatorio ma, addirittura, hanno scarsissima fede nella vita futura, post-mortem, della quale - dicono - nulla si sa.

Questo vuol dire, in pratica, che quegl'italiani sono atei, fedeli solo per tradizione o compiacenza famigliare e nazionale alla religione cattolica. E' chiaro che nella massa della gente non vi è più fede in Dio (quella vera, basata sulla Parola di Dio) e che la situazione odierna al riguardo si rivela drammatica perchè quasi sempre ci si affida a tradizioni umane.

Il vero Cristianesimo, però, rifugge da ogni tipo di tradizione umana, atea o cattolica o protestante che sia; e non vi è vero Cristianesimo senza pratica e perseveranza dei Comandamenti di Gesù, e senza fede e speranza nella vita eterna.

Il Nuovo Testamento insegna che, in Dio e mediante Cristo, l'uomo può e deve salvarsi l'anima ma, si badi bene, solo durante il breve arco della sua esistenza terrena. Dopo la morte l'anima non può più operare ai fine della propria salvezza, nè i viventi nulla possono per essa.

Ma, allora, perchè il purgatorio?
Il purgatorio non esisterebbe senza il concetto cattolico di peccato veniale e mortale (di cui la Bibbia non parla, dato che il peccato è uno soltanto: "La violazione della Legge di Dio", come insegna la 1a Lettera di Giovanni 3,4).

Come per altre formulazioni, anche nel caso del purgatorio i teologi fanno ricorso alla Sacra Scrittura, alla Tradizione e al Magistero della Chiesa Cattolica. Non di meno, poiché nella Bibbia nulla si dice riguardo al purgatorio, la sua esistenza fu messa in dubbio non solo dai principali riformatori del Cinquecento (Lutero, Calvino e altri), ma qualche secolo prima anche da talune sétte medievali (Apostolici, Petrobusiani, Valdesi).

Ebbene, il purgatorio, al pari di altre dottrine cattoliche, nasce soltanto tra il 1100 e il 1250 d.C., vale a dire in quel sec. XII in cui il cattolicesimo latino esplode (rinnovamento monastico, la scolastica) insieme con il sistema feudale; e la concezione cattolica dell'Aldilà si realizza a pieno con Dante Alighieri il quale, nella sua celebre opera letteraria "La Divina Commedia", descrive la triplice ripartizione Inferno, Purgatorio (luogo di pena) e Paradiso (luogo di premio). In tale opera, redatta poco più di 100 anni dalla nascita del purgatorio (ossia tra il 1302 e il 1321 d.C.), l'immaginazione dantesca contribuisce a diffondere l'infondatezza biblica della triplice divisione.

La speranza, dunque, che il peccato non decida tragicamente il destino dell'anima spinge a vivificare la fede nel "secondo regno, dove l'umano spirito si purga e di salir al cielo diventa degno" (Pg I 4-6). Parlare, però, del purgatorio quale luogo necessario all'ascesa celeste secondo i versi di Dante appena citati, equivale a credere alla parola umana invece che alla Parola di Dio!

Nessuna via di mezzo nell'aldilà!
Concludendo, il purgatorio non esiste. L'Aldilà, invece, esiste (come chiaramente insegna il Vangelo di Luca 16,19-31), dove tutti dovremo comparire davanti al tribunale di Dio per rendere conto di come abbiamo operato nella nostra vita terrena: "vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità, perseverando nelle opere di bene; a coloro invece che contendono e non ubbidiscono alla verità, ma ubbidiscono all'ingiustizia, spetta indignazione ed ira" (Lettera ai Romani 2,7-8).

Nell'Aldilà, dunque, non ci saranno vie di mezzo: o paradiso o inferno. E il purgatorio è una via di mezzo!

Per approfondimenti, visitare la sezione di download e scaricare l’opuscolo sul Giubileo. L’argomento è trattato anche nella sezione Appunti.

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Esiste l'anima? E' possibile immaginarne l'essenza?

Nella prima lettera ai Tessalonicesi (5:23), l'apostolo Paolo esprime questo auspicio a riguardo dei suoi fratelli cristiani: "Ora il Dio della pace vi santifichi egli stesso completamente; e l'intero essere vostro, lo spirito, l'anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo".

Secondo l'autore della lettera agli Ebrei (4:12), poi, "la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l'anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore" .

Da passi come questi si può constatare come l'uomo sia un complesso fisico-spirituale che solo la morte corporale riuscirà a scindere, dividendo la nostra essenza materiale da quella spirituale: infatti, secondo Giacomo 2:26, "il corpo senza lo spirito è morto" (ma non il contrario, perché la nostra componente spirituale sopravvive alla decomposizione del corpo, come vedremo fra poco).

Attenendoci al Nuovo Testamento (ma considerazioni analoghe possono essere fatte per l'Antico Testamento), notiamo che il termine greco "psyche" (traducibile, a seconda dei contesti, con "anima, persona, vita" , ecc.):

Analogamente, il termine "pneuma" ("spirito, mente, vento, respiro...") può avere, sempre a seconda dei contesti, vari significati:

Se per l'apostolo Paolo la morte fisica era da considerarsi un guadagno, in quanto gli consentiva di giungere pienamente al Signore (Filippesi 1:21-24), e se Pietro descriveva il proprio corpo come una tenda provvisoria che avrebbe dovuto ben presto lasciare per giungere al Signore (2Pietro 1:13-14; cfr. 2Corinzi 5:1ss.), e se, ancora, le anime di coloro che erano stati uccisi per la testimonianza del Vangelo sono descritte come tuttora viventi (Apocalisse 6:9-11), allora dobbiamo veramente ben intendere il passo del vangelo secondo cui Dio "non è il Dio dei morti, ma dei vivi" , come erano e sono ancor oggi i fisicamente trapassati Abramo, Isacco e Giacobbe (e Mosè: cfr. Matteo 22:32 e 17:3).

Una parabola di Gesù, per concludere, attesta la realtà di una esistenza conscia dell'uomo dopo la morte fisica (leggere Luca 16:19-31). È chiaro che, come in tutte le parabole, il Maestro si esprime in modo figurato e con analogie materiali (ché altrimenti non vi sarebbero parole idonee); ma è altrettanto vero che dietro ai simboli di una parabola si intravede sempre una sostanza vera: in questo caso, si tratta proprio del fatto che l'uomo, morto fisicamente, non è per questo annientato, ma la sua componente spirituale ed eterna sopravvive, aspettando il giorno della risurrezione (quando, come già accennato, Dio darà a ciascuno un nuovo e diverso corpo) e portando fin da subito le conseguenze della propria esistenza terrena (si legga anche Matteo 25:46; Atti 24:15, Apocalisse 20:11-14, e, di nuovo, 2Corinzi 5:10).

Per quanto riguarda l'essenza dell'anima, è chiaro che il discorso non è semplice, né è "scientificamente" descritto nella Bibbia, la quale, come abbiamo visto, parla della nostra essenza spirituale unicamente in termini funzionali, ossia allo scopo di farci comprendere che tale componente, attualmente unita al corpo, ma al tempo stesso extra-corporea, esiste, e che sopravvive alla morte fisica, dopo la quale conserviamo la nostra personalità e ci portiamo dietro tutto il bagaglio della nostra vita terrena (leggere Apocalisse 14:13, 20:12). Questo è ciò che ci serve di sapere per la salvezza della nostra anima, il che è lo scopo della fede (1Pietro 1:9); e questo è ciò che la Parola del Signore ci indica.

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Spogliarsi di tutti i beni?
Nel famoso episodio del "giovane ricco" (Matteo 19:16ss, Marco 10:17ss, Luca 18:18ss), Gesù chiede a quella persona di rinunciare a tutti i suoi beni se vuole avere la vita eterna. Ma oggi come oggi (e anche in passato!), fanno (o hanno fatto) questo coloro che si dicono (o si sono detti) cristiani? Mi sembra in ogni caso strano che Gesù chieda questo ciò a coloro che vogliano essere suoi discepoli.

E' evidente, leggendo l'episodio, che il "giovane ricco" pretende di essere sostanzialmente già a posto; egli è una brava persona che ha cercato sempre d'osservare i comandamenti di Dio. Gesù gli fa però osservare che BUONO è solamente Dio (dunque, per inciso, se Gesù è veramente BUONO, come quel giovane dice, dev'essere anche Dio, come difatti è): ogni uomo ha qualche punto debole, ha i suoi peccati, più o meno manifesti. Il principale (e sicuramente non unico: leggere Ecclesiaste [o Qohèlet] 7:20; Giovanni 8:7!) difetto del giovane ricco era, evidentemente, l'attaccamento al denaro. Certo, egli non commetteva adulterio, non bestemmiava, onorava il padre e la madre, ecc., ma... non voleva essere toccato nel "portafoglio"! E' per questo che Gesù "l'amò" (Marco 10:21) quando, toccandolo sul vivo, gli fece comprendere di essere anche lui un peccatore bisognoso dell'aiuto divino; dato, però, che non riusciva (o non voleva) rendersene conto, e che da Gesù, sostanzialmente, sembrava volere solo una conferma della propria "bontà" (o, al limite, solo qualche "aggiustatina"), ecco che Gesù non poté che proporgli l'unica soluzione possibile: quella drastica, inevitabile quando l'uomo non vuole distaccarsi da qualunque pratica contraria ai voleri di Dio (cfr. Matteo 5:29-20, 14:4; 19:1ss.; Luca 3:14, 13:5, ecc...).
Il Vangelo non ha mai chiesto obbligatoriamente a tutti i cristiani di spogliarsi di tutti i beni materiali per essere tali. Certo, Gesù dice che un ricco ha la strada più dura (Luca 18:25), ma in Luca 19:1-10, pochi versetti dopo l'episodio del giovane ricco, troviamo proprio un uomo ricco (Zaccheo) che si converte a Cristo e, di propria iniziativa, decidere di rimborsare "con gli interessi" coloro che fino a quel giorno ha sfruttato e di dare la metà dei propri beni ai poveri (Luca 19:1ss.): dopo di che, Gesù non gli domanda null'altro.
Qual è, allora, il problema? E' l'attaccamento al denaro, la gestione che ne facciamo. Nell'era apostolica v'erano anche cristiani ricchi, facoltosi: a costoro il Vangelo richiedeva di usare volontariamente e generosamente le proprie sostanze per fare del bene ai meno abbienti (1Timoteo 6:17-19). Lo stesso accadeva, sempre in misura volontaria (ma secondo un dovere morale sentito verso Dio), fra chiese consorelle (2Corinzi capitoli 8-9). Ogni cristiano può e deve riuscire ad amministrare con benevolenza e generosità ciò che possiede; altrimenti, è meglio che si spogli di tutto, perché dimostra di non essere in grado di gestire una responsabilità importante come quella dei beni materiali (Proverbi 11:24). Poveri ce ne saranno sempre: spetta ai più benestanti, a seconda delle opportunità, aiutarli senza avarizia (Giovanni 12:8; Galati 2:10; Giacomo 2:6); si ricordi inoltre che neppure spendere tutte le proprie sostanze per i poveri ci fa guadagnare la salvezza, se alle spalle non c'è vera carità, vero amore, vera fede e disinteresse (1Corinzi 13:3).
Anche quando, subito dopo la nascita della Chiesa di Cristo, i cristiani di Gerusalemme mettevano i beni in comune e vendevano i propri possedimenti, vediamo che (come c'insegna il caso di Anania e Saffira) si trattava pur sempre una scelta volontaria, dettata dalle circostanze di straordinaria emergenza e fatta nella misura che si riteneva più opportuna (Atti degli Apostoli 4:32-5:4).
Infine, è bene notare il fatto che - in età apostolica - le chiese usavano raccogliere (come devono fare anche oggi) le contribuzioni dei fedeli (da adoperarsi per la divulgazione del vangelo e il soccorso ai fratelli in difficoltà) in occasione delle adunanze domenicali (1Corinzi 16:2); in tali collette, ancora oggi, ciascun membro della comunità  ha la possibilità di dare (liberamente e nella misura ritenuta opportuna, in coscienza davanti a Dio) una parte delle proprie entrate (2Corinzi 8:11, 9:6-7). Dunque, le famiglie cristiane continuano ad avere un proprio patrimonio dal quale attingere per i bisogni della o delle comunità di fratelli in Cristo.

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Chi partecipa alla Cena del Signore?

Ho saputo che, nel vostro servizio di culto domenicale, solo i membri della Chiesa di Cristo prendono il pane ed il vino durante il rito della "Cena del Signore" (1Corinzi 1:20), dai cattolici chiamata "Eucarestia". So anche, però che voi non la ritenete un sacramento, bensì solo un memoriale. Se dunque, secondo voi, non sono il vero corpo e il vero sangue di Gesù quelli che si prendono durante la "Cena", perché non consentite a coloro che non fanno parte della vostra Chiesa di partecipare con voi?

Si diventa cristiani col battesimo in Cristo (fatto cioè nella fede in Cristo Figlio di Dio e Salvatore e della Sua risurrezione, ravvedendosi per ottenere  il perdono dei propri peccati, secondo una scelta consapevole e per immersione - "battezzare" significa infatti, letteralmente, "immergere") e nello stesso modo s'entra a far parte della Chiesa di Cristo (Atti degli Apostoli 2:37-39.47). Fare parte della Chiesa significa partecipare al corpo mistico di Cristo, essere membra spirituali del Suo corpo che è, appunto, la Chiesa, l'insieme dei cristiani (1Corinzi 12:12ss.).
Diventare cristiani dà luogo a diritti (es.: perdono dei peccati, libero accesso al Padre per mezzo di Cristo, qualità di figlioli adottivi di Dio in Cristo, promessa della vita eterna, partecipazione e lavoro nel Regno, comunione spirituale con Dio e con gli altri fratelli, ecc...) ed a doveri (partecipazione e lavoro nel Regno di Dio - è un diritto-dovere -, frutti degni del proprio ravvedimento e quindi comportamento secondo le regole evangeliche, frequenza alle assemblee, aiuto alla Chiesa ed ai fratelli nel bisogno - ovviamente, sempre su un piano di libera disponibilità nei confronti degli uomini -, partecipazione diretta al culto, ecc.).
La Cena del Signore non è "sacramento" nel senso cattolico del termine, ma è, come dice la Parola di Dio, proprio un memoriale (Luca 22:19; 1Corinzi 11:24; cfr. Esodo 12:14.26-27 per la Pasqua ebraica). Si noti che Gesù, nella sua lingua (l'aramaico), non aveva modo di dire "rappresenta", ed era quindi usanza dire "questa cosa è" per affermare "sta per", "simboleggia" (vi sono molti altri casi simili nella Bibbia: es. Genesi 41:26-27; Deuteronomio 6:20; Daniele 4:22; 1Corinzi 10:3ss., ecc.). Luca dice inoltre che il calice è il nuovo patto (Luca 22:20): ovviamente, un calice non "è" un patto né si trasforma materialmente in esso. Ciò non toglie che "il calice della benedizione, che noi benediciamo" è "partecipazione con il sangue di Cristo", e il pane è "partecipazione con il corpo di Cristo" (1Corinzi 10:16-17). Dunque, solo coloro che sono entrati a far parte di Cristo con l'unico e vero battesimo biblico (che non è quello cattolico!) partecipano di Cristo (Galati 3:27) e dunque del pane e del calice. Non si tratta di cieco esclusivismo o settarismo: è la persona stessa che frequenta la Chiesa ed accoglie la predicazione del Vangelo a comprendere di dover diventare parte del corpo di Cristo per condividerne oneri e onori.
Ovviamente, se un ospite insiste per prendere comunque pane e vino, sono fatti suoi, e nessuno glielo impedisce; ma, se non ha obbedito al Vangelo, se non s'è cioè convertito, a nulla gli giova, anzi: "Chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore" (1Corinzi 11:27). Gesù celebrò l'Ultima Cena coi suoi discepoli (Matteo 26:17ss e passi paralleli), e ancora oggi, in senso spirituale, Egli vuole fare lo stesso. Chiunque può intervenire alle nostre riunioni, che sono pubbliche proprio per questo. Ma la Cena del Signore è l'atto che sancisce la comunione fra quelli che hanno la stessa fede e di costoro con Dio, e dunque, per partecipare ad essa, bisogna sentirsi ed essere in tale comunione. Un cattolico, ad esempio, che non può condividere molte delle cose che predichiamo e pratichiamo (poiché per noi l'Autorità in religione è solo la Scrittura, e non la tradizione e la teologia cattoliche), non può, se vuole essere coerente, sentirsi in comunione con noi, né noi con lui. Il che non toglie, ovviamente, né l'amicizia, né la stima né il rispetto dal punto di vista umano.
Ricordiamo, in conclusione, che il concetto cattolico di sacramento non esiste nella Bibbia, e che, forse, un cattolico dovrebbe preoccuparsi di più del perché nella propria Chiesa la cosiddetta Eucarestia non si svolga secondo i dettami del Signore. Solo il prete, infatti, prende il vino, tanto per fare un esempio...

Spero di aver risposto abbastanza esaurientemente, ma - a Dio piacendo - avremo tempo per eventualmente proseguire. A presto.

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Guarite i malati, liberate gli oppressi

Una gentile ragazza di nome Luana ci ha scritto dicendo di avere imparato, col tempo, a vivere la fede in modo critico (verso se stessa e gli altri, specialmente dei rappresentanti della chiesa cattolica). Delusa anche dal fatto che, a suo dire, Dio non ha risposto a molte sue preghiere, è giunta persino a rivolgersi ad una cartomante per placare la propria ansia rispetto al futuro. Dice di essere ancora alla ricerca di un Padre celeste buono e misericordioso e si ritiene, inoltre, molto perplessa del fatto che oggi non vi siano più persone che profetizzano, che guariscono i malati, che liberano gli oppressi; insomma, del fatto che non vi siano più i prodigi e i doni miracolosi del I secolo, che possiamo riscontrare nel Nuovo Testamento. Cerchiamo di rispondere sinteticamente, un punto alla volta, alle sue domande ed ai suoi dubbi.
 
 

Siamo ovviamente disponibili a sviluppare, anche con altri Lettori, questo argomento.
 

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Nella seconda lettera di Paolo ai Corinzi (12:7) si afferma che all'apostolo fu conficcata una "scheggia nella carne", una forte sofferenza, affinché non insuperbisse per l'eccellenza delle rivelazioni che gli erano state date da Dio. Il testo afferma che fu Satana a colpire Paolo in quel modo. Perché? Secondo il pensiero di Satana, non sarebbe stato meglio se Paolo fosse diventato orgoglioso? Non è interesse del diavolo che le persone insuperbiscano e quindi si allontanino da Dio?

 

Satana fa molte cose con la convinzione di far cadere i credenti, ma spesso le sue iniziative gli si ritorcono contro perché Dio è ovviamente più sapiente e potente di lui. Vedi ad esempio il caso di Gesù (Satana pensava di riuscire a vincere con la crocifissione, ma proprio la croce divenne strumento di salvezza: il Padre sa, lascia fare, e tramuta il male in bene), oppure il caso di Giobbe (Dio lascia che Satana tenti continuamente e ferocemente Giobbe, il quale spesso vacilla ma, alla fine, supera le difficoltà e si ritrova spiritualmente molto più saldo e benedetto di prima; Satana era convinto di far crollare Giobbe, mentre Dio usava l'azione demoniaca per farlo crescere e maturare come credente); gli esempi biblici potrebbero ovviamente continuare. Anche nel caso di Paolo, Dio consente a Satana di tentare fortemente l'apostolo, ma con lo scopo di far sì che l'esito sia non una disfatta del proclamatore del Vangelo, bensì un ausilio spirituale, tenendo sempre presente il passo di 1Corinzi 10:13, secondo il quale "Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscirne, affinché la possiate superare". La lettera di Giacomo (1:12) dice inoltre: "Beato l'uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano".

 

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In un passo del Vangelo di Giovanni, al capitolo 14 e versetti 10-12, Gesù, pochi giorni prima di morire sulla croce, ricordando i grandi prodigi che aveva fatti, dice ai discepoli che coloro che crederanno in lui potranno fare opere addirittura più grandi delle sue. Nel libro degli Atti si vedono apostoli compiere miracoli dopo la risurrezione e ascensione di Cristo, ma comunque non mi pare che facciano cose più grandi di quelle che fece il Maestro. E oggi, poi, chi fa opere e miracoli più grandi di Gesù? Forse che nessuno crede veramente in lui?

L'affermazione di Gesù va capita in termini spirituali, come spesso dobbiamo fare leggendo i Vangeli, in particolare quello di Giovanni. La chiave per una risposta è la fine del versetto 12, quando Gesù spiega il motivo per cui i discepoli avrebbero potuto fare cose tanto grandi: "...perché io vado al Padre", dice il Maestro. Se leggiamo poco oltre, ai versetti 25-26, troviamo Gesù che dice ai suoi: "Vi ho detto queste cose, mentre ero con voi; ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto". Al capitolo 15, versetti 26-27, Gesù aggiunge che, una volta salito al Padre, avrebbe mandato lo Spirito Santo, il quale avrebbe testimoniato di lui e avrebbe fatto testimoniare anche i discepoli. Il Vangelo di Luca, poi, ci dice che Gesù, prima di ascendere al cielo, comandò agli apostoli di rimanere in Gerusalemme per essere colà "rivestiti di potenza dall'alto", cioè investiti dallo Spirito Santo che in effetti, al capitolo 2 degli Atti, nel giorno della Pentecoste ebraica, vediamo manifestarsi con potenza facendo compiere anche grandi prodigi. Ma, giustamente, quali sono le cose più grandi che neppure Gesù poteva fare mentre era fisicamente presente sulla terra come uomo? Gesù viveva ancora nell'era dell'Antico Testamento e segnava il passaggio dall'Antico al Nuovo, ma furono gli apostoli a inaugurare l'era del Nuovo Testamento, l'era dello Spirito e della possibilità, per OGNI uomo di qualsiasi nazione ed etnia (e non più solo per gli israeliti), di avere i propri peccati perdonati grazie al sangue di Gesù, battezzandosi nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo per la remissione dei peccati, usufruendo del sacrificio e della risurrezione di Cristo, per diventare CRISTIANO. Finché Gesù era in vita, nessuno poteva essere battezzato in lui, perché egli non aveva ancora compiuto il sacrificio espiatorio per tutti, e di conseguenza non aveva ancora sconfitto la morte con la sua risurrezione (difatti, il battesimo praticato durante il passaggio terreno di Gesù era quello di Giovanni Battista, che aveva diversa valenza e veniva impartito solo agli Ebrei). Inoltre, la Chiesa di Cristo (da Cristo stesso profetizzata in Matteo 16:18) nasce proprio nel giorno della Pentecoste ebraica, quando lo Spirito Santo discende sugli apostoli; prima, la Chiesa di Cristo non esisteva, come non esistevano i Cristiani (solo dopo la risurrezione e ascensione di Gesù, e la discesa dello Spirito, si può propriamente parlare di CRISTIANI). Le "opere maggiori" sono dunque essenzialmente quelle di salvare anime di chiunque e ovunque mediante l'annuncio del Vangelo portato a tutti ("Andate dunque e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli...": Mt 28:19), garantito e suggellato dallo Spirito Santo e dalla testimonianza apostolica, dando vita alla Chiesa del Nuovo Testamento, il corpo dei salvati (Efesini 1:19-22, 5:23): tutto ciò costituisce la grande, massima opera di Dio, verso la quale tendeva tutto il lavoro compiuto dal Figlio di Dio stesso quando si fece uomo e da tutti i profeti che lo precedettero.

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 Nel n° 28 della rivista Quark (maggio 2003), nella rubrica dedicata alla posta dei lettori, il sig. Marco Accorti, aderente all'Uaar (Unione degli Atei e Agnostici razionalisti) si complimenta per un precedente dossier sulle religioni nel mondo, aggiungendo le seguenti informazioni (statistiche tratte dal Cesnur): "30 italiani su 100 si dichiarano indifferenti o atei; il 70 % si dice religioso, prevalentemente cristiano e cattolico; questi sono così suddivisi: il 40% vive come se Dio non esistesse, circa il 20% frequenta la chiesa con regolarità, contro un 10% che frequenta la chiesa saltuariamente. Fra l'altro, in New book tallies religions di Richard N. Ostling, è sorprendente leggere il numero di 33.000 riferito a chiese e sette cristiane!". Come vi ponete voi della Chiesa di Cristo di fronte a questi dati così gravi?

Ovviamente, con la sua lettera il sig. Accorti vuole indicare che la religione, e in particolare il cristianesimo, è una realtà ormai di fatto quasi completamente disattesa, e che ciò, assieme alla enorme confusione "religiosa" esistente, proverebbe l'inattendibilità della proposta cristiana. Come Cristiani, questi dati ci dispiacciono ma non ci fanno paura né tanto meno ci scoraggiano o ci inducono a dubitare della nostra fede, basata sulla Parola e sulla fedeltà di Dio. Sappiamo benissimo che il vero Cristianesimo è vissuto da pochi, e la Bibbia stessa ha previsto in tanti suoi passi epoche di enorme e tragico allontanamento dell'umanità da Dio e dalla sua verità. Non si tratta di cosa imprevista né nuova! Basti pensare ai tempi di Noè, quando solo una famiglia si dimostrò fedele al Signore, o ad altri casi analoghi nella Bibbia e nella storia umana. Lo stesso Gesù si è domandato se, quando tornerà per porre fine alla storia umana e giudicare l'umanità, troverà ancora presente la vera fede sulla terra (vedi Luca 18:8). Atesimo, agnosticismo, vuoto tradizionalismo, formalismo, confusione, superficialità, idolatria e immoralità degli uomini non spingono il vero Cristiano a desistere; al contrario, lo inducono a cercare ancor più forza e coerenza, a lottare per la fede, a proporla con ancora maggiore insistenza e urgenza al mondo. Gli atei e gli agnostici si facciano pure forti delle statistiche e dei dati di fatto che Satana ha tanto ben confezionato con la collaborazione loro e di tanti pseudo-religiosi. I cristiani, al contrario, si basano ancora sulla promessa del loro Signore: "Io vengo presto; tieni fermamente quello che hai, affinché nessuno ti tolga la tua corona. Chi vince io lo farò una colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non ne uscirà mai più; e scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che scende dal cielo d'appresso all'Iddio mio, ed il mio nuovo nome" (Apocalisse 3:11-12).

 

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Cos'è il bene e cos'è il male, oramai, in questo mondo? (Vincenzo)

 

L'uomo, unico in questo fra gli esseri del creato, possiede totale libero arbitrio e, di conseguenza, piena responsabilità morale. Il problema centrale della sua esistenza, da questo punto di vista, è quindi quello di scegliere fra il bene il male. Se i fanciulli, come la Bibbia sottolinea, ancora "non conoscono né il bene né il male" (Deuteronomio 1:39), man mano che essi crescono si trovano di fronte a scelte sempre più precise, non di rado difficili, a volte foriere di conseguenze indelebili, e devono ricevere e/o trovare dei criteri in base ai quali comportarsi. Vale per ogni uomo quanto espresso da Dio al suo popolo tramite il grande profeta Mosè: "Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male ... Scegli dunque la vita...!" (Deuteronomio 30:15.19). Ma come fare a stabilire che cosa concretamente sono il bene e il male? A chi spetta l'autorità di definirli?

 

Sicuramente l'uomo, creato a immagine di Dio (ossia dotato di un'intelligenza di una coscienza che lo mettono in grado di relazionarsi con l'Onnipotente) può ritrovare nel proprio spirito i principi morali e spirituali fondamentali che fanno parte della personalità del Creatore: la Sacra Scrittura dice infatti che gli uomini possono adempiere "per natura le cose della legge" divina, in quanto questa legge "è scritta nei loro cuori per la testimonianza che rende la loro coscienza" (Lettera ai Romani 2.14-15). Il problema è però che, costantemente, il consorzio umano tende a corrompere se stesso, a perdere il nesso vitale che lo lega al Creatore, a seguire "il corso di questo mondo", e gli uomini divengono "ottenebrati nell'intelletto, estranei alla vita di Dio" (Lettera agli Efesini 2:2 e 4:18), fino al punto che la Parola di Dio può commentare: "Ora l'Eterno Dio vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo" (Genesi 6:5), oppure: "Si sono tutti sviati, sono divenuti tutti corrotti; non c'è nessuno che faccia il bene, neppure uno" (Salmo 53:3).

 

Perché avviene tutto ciò? Il problema è antico quanto l'umanità stessa. Dio ha sempre dato all'uomo luce sufficiente per vedere cosa è bene e cosa è male; ma tutti tendiamo a voler stabilire da noi stessi i valori su cui fondarci per le nostre azioni. Nell'Eden, Dio disse ad Adamo che poteva fare certe cose, ma altre no, e che il fare queste ultime lo avrebbe portato alla disgrazia: "Ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai" (Genesi 2:17). Ciò significava proprio, parafrasando: "Lascia che sia io a dirigerti, fidati di me, Io so che cosa è veramente bene per te, impara il bene da me, altrimenti la tua libertà si tradurrà in viatico per la tua distruzione". Tutti sappiamo come andò a finire: Satana insinuò in Adamo ed Eva l'idea che era "buono", "piacevole" e "desiderabile" per gli uomini fare di testa propria, che Dio dava ordini unicamente per soggiogare le proprie creature e che le nefaste conseguenze anticipate non avrebbero avuto luogo in seguito alla trasgressione (Genesi cap. 3). Il risultato è ancor oggi davanti agli occhi di tutti: da millenni l'umanità tenta (o dice di tentare) disperatamente di costruire un mondo giusto, felice, pacifico, a misura d'uomo, ma la realtà e tragicamente diversa...

 

I tempi e le culture cambiano, i valori che le caratterizzano anche, le priorità etiche vengono sovvertite, i punti di riferimento si moltiplicano e si contraddicono, il disorientamento prevale. "Che male c'è...?!", è la domanda più ricorrente che molte persone pongono stupite quando viene fatto osservare che il loro modo di agire e pensare è distante dalla volontà espressa dalla Parola di Dio. I principi biblici ed evangelici sono di fatto calpestati (in tema di fede, culto, giustizia, rapporti col prossimo, vita sessuale e matrimoniale, modo di pensare e parlare e via dicendo...), ma la Parola di Dio dice ancora oggi: "Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre..." (Isaia 5:20). Prendiamo solo il caso, fra i tanti, dell'etica sessuale e familiare: oggi è mentalità molto diffusa che i rapporti prematrimoniali e la convivenza siano un bene, che il divorzio per qualunque motivo sia lecito, che la "scappatella" non sia poi tanto un male, che l'omosessualità sia pressoché normale, che la pornografia sia una forma di letteratura o di spettacolo come un'altra, che la nudità non debba provocare vergogna, e via dicendo... ma cosa dice Dio in proposito? L'esatto contrario! "I tempi cambiano", si afferma; sì, è vero, i tempi cambiano, ma Dio no e, con Lui, non cambiano i suoi comandamenti, i suoi consigli, i suoi ammonimenti. "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno", disse Gesù (Matteo 24:35), mentre un altro luogo del Nuovo testamento afferma: "Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno" (Lettera agli Ebrei 13:8). Non è Dio a doversi adattare ai nostri cambiamenti, ma viceversa! Non saremo noi a giudicare il Signore nell'ultimo giorno, ma è la sua Parola che lo farà nei nostri confronti (Giovanni 12:48)! Ciò che dobbiamo fare è rivolgerci a Colui che ci ha fatti e dirgli: "Guidaci Tu, indicaci Tu la via, consigliaci, e ti seguiremo, e le nostre vite miglioreranno, e i nostri peccati saranno rimediati, e avremo speranza di vivere in eterno con Te".

 

Dobbiamo riprendere il filo del dialogo con Dio tramite la Parola che Egli ci ha fatto pervenire nelle le Sacre Scritture e tramite la preghiera, per avere finalmente le nostre "facoltà esercitate a discerne il bene dal male" (Lettera agli Ebrei 5:14), per non farci trasportare dalla marea e dal disorientamento di questo mondo e per affidarci invece a Chi è capace di farci usare al meglio la nostra libertà, sapendo che "tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio" (Lettera ai Romani 8:28).

 

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